Usa, tensione con il Pakistan: Trump blocca 225 milioni di aiuti

Il Pakistan è su tutte le furie per le gravi accuse rivoltegli via twitter dal presidente Donald Trump, che oggi per bocca dell'ambasciatore all'Onu ha annunciato lo stop a 255 milioni di dollari in aiuti. Islamabad ha promesso, per bocca del ministro degli Esteri Khawaja Asif, di rispondere presto per far «conoscere al mondo la verità e la differenza fra i fatti e la fiction». Intanto ha convocato l'ambasciatore americano David Hale manifestando «il malessere del governo» pachistano per l'accaduto ed ha riunito d'emergenza il Comitato per la sicurezza nazionale. Negli ultimi mesi si erano intensificate, segno del nervosismo di Washington, le visite ad Islamabad dei membri del governo statunitense (fra cui i responsabili degli Esteri, Tillerson e della Difesa Mattis) ma nessuno si attendeva una "esternazione" di Trump così radicale e lontana dal fair play diplomatico.

Con uno dei suoi tradizionali tweet il capo della Casa Bianca ha scelto il primo gennaio per dichiarare che «gli Usa hanno scioccamente dato al Pakistan più di 33 miliardi di dollari in aiuti negli ultimi 15 anni, e loro non ci hanno dato altro che menzogne. Procurano un rifugio sicuro ai terroristi che noi combattiamo in Afghanistan, con poco aiuto. Mai più!». Poi è arrivata la bordata all'Onu: «L'amministrazione Trump sospenderà 255 milioni di dollari di aiuti al Pakistan», ha annunciato l'ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro, Nikki Haley. «C'è una chiara ragione, il Pakistan ha fatto il doppio gioco per anni, e questo non è accettabile per l'attuale amministrazione Usa», ha precisato. E La Casa Bianca ha annunciato «altre azioni» nelle prossime 24-48 ore. Il clima, già difficile, è stato peggiorato oggi dal ritorno agli attentati dopo qualche tempo del Tehrek-e-Taliban Pakistan (TTP) che ha colpito a Quetta, in Baluchistan, attaccando un check-point del Corpo delle Guardie di frontiera, con un bilancio di almeno sei militari feriti. Ed anche da una manifestazione di protesta organizzata a Karachi dal Difa-e-Pakistan Council (Dpc) in cui centinaia di persone hanno gridato slogan ostili agli Usa e a Trump.

Nel pomeriggio si è riunito nella capitale il Comitato per la sicurezza nazionale, presieduto dal primo ministro Shahid Khaqan Abbasi, con la partecipazione dei ministri di Interni, Esteri e Difesa, nonché dei responsabili dei servizi di intelligence e di alti funzionari civili e militari. Nel comunicato diffuso al termine dell'incontro i partecipanti hanno formalizzato un «profondo disappunto per alcune delle recenti dichiarazioni espresse dalla leadership americana». In esso si sottolinea anche che le frasi di Trump «sono completamente incomprensibili perché contraddicono i fatti in modo manifesto» ed «ignorano i nostri martiri». Nonostante «le accuse ingiustificate», il Comitato ha assicurato comunque che il Pakistan «non può agire frettolosamente» e rimarrà impegnato per svolgere un ruolo costruttivo per la pace in Afghanistan. In serata è giunto il sostegno della Cina alle ragioni pachistane. Il portavoce del ministero degli Esteri a Pechino, Geng Shuang, ha ricordato infatti che Islamabad «ha fatto sforzi tremendi e sacrifici enormi per combattere il terrorismo».

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