Roma, trascinata dalla metro B: «Ora l'Atac mi risarcisca»


Il conto per Atac potrebbe essere salatissimo. A maggior ragione ora che il macchinista alla guida del treno dell'incidente è stato riammesso in servizio senza troppi patemi, con la sospensione revocata al termine di un'indagine interna che gli ha attribuito responsabilità non gravi al punto da giustificare un licenziamento. Una decisione che potrebbe tornare indietro con gli interessi alla partecipata del Campidoglio. Perché Natalya Garkovic, la bielorussa di 43 anni che il 12 luglio scorso è rimasta impigliata al portellone di un convoglio della metro B ed è stata trascinata sulla banchina per 135 metri, ha presentato una richiesta di risarcimento danni. Una raccomandata, firmata dallo studio legale di Romina Ascani, con due destinatari: l'azienda comunale dei trasporti e il macchinista che durante la tragedia consumava un fugace spuntino in cabina di guida, come hanno svelato le telecamere della videosorveglianza.

La richiesta è stata spedita poche settimane fa. «La mia assistita - si legge nella missiva firmata dall'avvocato della passeggera - a causa della palese colpa grave del conducente, nonché dell'assenza di misure di sicurezza del mezzo, veniva trascinata per diversi metri sulle rotaie riportando gravissime lesioni». Solo a seguito di «svariati ed interminabili minuti, il conducente, mentre mangiava, si accorgeva del brutale atto, per il quale arrestava la metro e la signora Garkovic veniva soccorsa e trasportata con urgenza al pronto soccorso».

«TERAPIE COSTOSE»
L'importo del risarcimento ancora non è stato messo nero su bianco. Per calcolarlo, spiega l'avvocato Ascani, bisogna aspettare che le condizioni cliniche di Natalya si stabilizzino. Oggi si sa che ha perso tutti i denti (può nutrirsi solo con frullati e brodo), mentre non è ancora chiaro se potrà mai tornare a muoversi senza la sedia a rotelle. Come ha spiegato su queste colonne Agostino Messineo, professore di Medicina del lavoro all'ospedale Sant' Andrea-La Sapienza, per incidenti di questo tipo solo i danni biologici si aggirano tra i 200 e i 300mila euro, altri 50mila euro potrebbero essere richiesti «per il lungo periodo di guarigione» e vanno considerati i danni esistenziali, «che in genere i giudici considerano di pari valore rispetto ai danni biologici». Insomma il conto finale potrebbe superare il mezzo milione.

Per il momento alla società del Comune sono stati chiesti 30mila euro, un «anticipo» per coprire «le cure sanitarie non gratuite» a cui la donna è costretta a sottoporsi in questo difficile percorso di riabilitazione. «Ma ad oggi nonostante i reiterati solleciti alla vostra compagnia di assicurazioni - si legge nella nota inviata all'Atac - vani sono risultati i riscontri, pertanto la paziente non risulta avere un reddito tale da sostenere quanto prescritto dall'Istituto ospedaliero».

Molto dipenderà dall'esito dell'inchiesta giudiziaria. Il pm Letizia Golfieri sta indagando sulle responsabilità del conducente, ma anche sui sistemi di sicurezza e sulla visibilità delle banchine dalla cabina di guida. «Ma il treno - denuncia l'avvocato di Natalya Garkovic - a quanto ci risulta è rimasto incustodito per tre giorni dopo l'incidente, chiunque avrebbe potuto cambiare le sue condizioni».
 

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