Stipendi d'oro, cade il tetto fissato per Camera e Senato

Il 2018 inizia benissimo per alcune categorie che negli anni scorsi sono state colpite dalla riduzioni di super stipendi e vitalizi dorati in particolare dopo l'adozione del tetto masimo di 240.000 per le retribuzione pubbliche scattato nel 2014.

Da ieri infatti sono saltati i tetti imposti tre anni fa ai 2.200 dipendenti di Camera e Senato, ma sono saltati anche i tagli ai vitalizi anch'essi triennali agli ex consiglieri regionali del Lazio mentre in Sicilia è stata istituita una commissione con l'obiettivo - almeno questo è quello che si capisce - di far saltare il tetto dei 240.000 euro agli alti papaveri della burocrazia regionale.

Iniziamo dai super-stipendi dei dipendenti delle istituzioni parlamentari per i quali quest'anno saranno spesi 8 milioni di euro in più nel 2018. E' questo l'effetto - come si può leggere nel bilancio della Camera - dell'addio ai cinque tetti alle retribuzioni fissati tre anni fa dalla presidenza della Camera. Tetti che andavano a colpire tutte le categorie per evitare che si verificasse un effetto di appiattimento retributivo e che - visto il livello altissimo della grande maggioranza degli stipendi - a pagare fossero in pochi.

LIMITI PROVVISORI
Va detto che i tetti retributivi dei dipendenti di Camera e Senato sono provvisori e non definiti- vi perché così ha deciso, dopo un lungo processo avviato da centina ia di ricorsi, il Tribunale interno di Montecitorio che in base al regime dell'autodichìa autogestisce la vita del Parlamento.

Gli 8 milioni in più equivarrebbero ad un premio medio lordo di circa 6.150 euro per ognuno dei lavoratori di Montecitorio. Cifre irraggiungibili per quasi tutti i gli altri 16 milioni di lavoratori dipendenti italiani. Ma in realtà gli aumenti andranno a gratificare i circa 250/300 dipendenti di Montecitorio con molti anni di servizio le cui buste paga torneranno di botto ai livelli di tre anni fa.

In alcuni casi, in particolare per dipendenti ad un passo dalla pensione, potrebbero scattare aumenti annuali da un massimo di 120.000 euro lordi (accadrà per alcuni consiglieri parlamentari che svolgono mansioni particolarmente qualificate) a a poco meno di 40.000. Per commessi, centralinisti e uscieri, infatti, tre anni fa era stato imposto un tetto di 99.000 euro lor- di rispetto allo stipendio massimo di 136.000 raggiungibile in precedenza se si poteva contare su molti scatti d'anzianità che alla Camera sono molto consistenti e, soprattutto, biennali.
L'addio al tetto e gli scatti biennali comportranno nel 2018 un aumento del peso della voce buste paga dei dipendenti che salirà del 4,55% rispetto al 2017 raggiungendo la quota di 178 milioni sui 950 di uscite complessive della Camera.
Per completare il quadro va detto che i cinque tetti della Camera non comprendono alcune indennità per cui anche negli ultimi tre anni gli stipendi effettivi dei consiglieri parlamentari più anziani sono stati superiori ai 240.000 euro. Per non parlare del trattamento riservato al segretario generale di Montecitorio che pur subendo una robusta sforbiciata è rimasto escluso dal tetto in vigore per le altre figure apicali dell'amministrazione italiana: dal capo della Polizia a quelli delle Forze Armate e dei Servizi.

IL CONTESTO GENERALE
Il ritorno delle buste paga dei dipendenti parlamentari ai livelli siderali precedenti il 2014 stride anche con il contesto generale di contenimento delle spese delle Camere. Montecitorio in particolare ha portato il livello delle sue uscite dai 1.108 milioni del 2011 ai 950 milioni di quest'anno. E non è finita. In questo quadro spicca un altro record dei lavoratori dei due rami del Parlamento: l'enorme squilibrio dei propri conti previdenziali. Nel 2017 i 1.300 lavoratori della Camera verseranno circa 80 milioni di contributi ma i loro 4.700 ex colleghi a riposo riceveranno 265 milioni di pensioni, ovvero il doppio degli strapazzatissimi vitalizi dei politici. In pratica, per ogni euro di contributi versati la categoria dei dipendenti della Camera riceve 3,5 euro di pensione. La differenza ce la mettono le famiglie e le imprese italiane. Non c'è altra categoria sociale che registri uno squilibrio così colossale fra contributi e pensioni.
Di scorso analogo vale per gli alti dirigenti dell'Assemblea Regionale Siciliana, il parlamentino della Regione Sicilia. Anche per loro tre anni fa fu adottato il tetto dei 240.000 euro che - almeno stando alle intenzioni del nuovo presidente dell'assemblea, Gianfranco Micciché, esponente di Forza Italia, dovrebbe saltare. Fra le polemiche intanto è stata istituita una commissione per esaminare i dettagli del caso.

Resta da riferire infine della fine, con questo capodanno, dei tagli ai vitalizi degli ex consiglieri regionali del Lazio. Da questo mese la loro retribuzione salirà da un minimo di 100 euro netti al mese per chi ha un vitalizio di 1.500 euro ai 700 euro netti per chi riceve ogni mese almeno 3.700 euro.

 

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