Scuola, la richiesta ai professori: dovete lavorare più ore

Gli aumenti per i docenti ci saranno, ma non riguarderanno solo lo stipendio. Ad aumentare dovranno essere anche le ore di lavoro. O almeno questa è la richiesta, che però sta rendendo ancora più complicata la già difficile trattativa per il rinnovo del contratto (scaduto dal 2009). Sembra ormai sfumata la possibilità di chiudere tutto entro le elezioni: troppe le voci contestate nella bozza di contratto consegnata dall’Aran (l’Agenzia di rappresentanza negoziale per le pubbliche amministrazioni) ai sindacati. La ministra all’istruzione Valeria Fedeli ha più volte assicurato che il rinnovo sarebbe arrivato in tempi brevi ma le cose non stanno andando come previsto. Le discussioni sono ancora ferme alla parte del contratto relativa ai rapporti sindacali, su cui non è ancora stato fissato il prossimo appuntamento previsto per questa settimana. Di aumenti retributivi per ora non se ne parla: sarà difficile trovare i fondi per arrivare agli 85 euro in più senza intaccare le risorse destinate al merito e alla formazione. Quello che invece può aumentare a costo zero è l’orario di lavoro. Un argomento che, in ambito scolastico, scalda gli animi da sempre. I docenti italiani infatti, abitualmente accusati di lavorare troppo poco, sottolineano che il loro orario reale è molto più esteso di quello che si vede nelle aule, oltre alle ore di insegnamento previste da contratto ci sono gli altri impegni, la preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, le riunioni di programmazione, gli scrutini.

L’orario vero e proprio, così come inteso da contratto, prevede che l’attività di insegnamento si svolga in 25 ore settimanali alla materna, in 22 ore settimanali nella scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole medie e superiori, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento per le elementari, vanno aggiunte 2 ore da dedicare, anche in modo flessibile, alla programmazione didattica come ad esempio negli incontri collegiali dei docenti interessati, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni. Inevitabilmente un orario a 25, 22 o 18 settimanali può generare commenti e critiche da parte di chi, al di fuori della scuola, pensa che siano troppo poche le ore rispetto ad altri lavori. Ma per il personale scolastico, a cui infatti è dedicato un contratto ad hoc rispetto agli altri statali così come succede per il comparto della sanità, vanno considerati molti aspetti del lavoro effettivamente svolto che non si limita alle ore di lezione frontale in classe. Ma ora con il nuovo contratto gli obblighi aumenterebbero, a cominciare dalle attività di potenziamento e dall’alternanza scuola-lavoro.

LA BOZZA
Nella bozza preparata dall’Aran, tra le funzioni del docente si annoverano infatti accanto alle attività di insegnamento anche quelle per il potenziamento dell’offerta formativa e quelle organizzative e amministrative. A decidere come organizzare l’orario sarà il dirigente scolastico: «Prima dell’inizio delle lezioni - si legge infatti nella bozza - il dirigente scolastico adotta, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente». Inoltre, tra le attività funzionali all’insegnamento, vengono confermati gli adempimenti “dovuti” presenti nel vecchio contratto come la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni, la verifica e la valutazione degli elaborati e i rapporti individuali con le famiglie, ma vengono aggiunte due nuove voci: la formazione e il tutoraggio degli alunni nelle attività di alternanza scuola-lavoro, due attività previste dalla legge della Buona scuola. Si tratta di attività previste dalla riforma ma ritenute finora facoltative, non obbligatorie come invece sembra voler intendere l’Aran: «Il potenziamento e l’alternanza esistono già - spiega Pino Turi, segretario nazionale della Uil scuola - ma non possono certo diventare obbligatori. Non possiamo accettare infatti un contratto in cui esiste l’obbligo di un numero imprecisato di ore, retribuite con il salario aggiuntivo. Sul tavolo di trattativa non abbiamo ancora affrontato il discorso ma, qualora dovesse essere confermata l’obbligatorietà, posso dire fin da ora che non firmo». 

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