Scuola, la Consulta: prof di ruolo possono partecipare ai concorsi pubblici

Bocciata la Buona scuola, almeno in parte. Lo ha deciso la Corte costituzionale che ieri ha pubblicato una sentenza per chiarire che anche i professori di ruolo possono partecipare ai concorsi per docenti, e dichiarando, dunque, illegittima la norma della legge di riforma della scuola, nella parte in cui vengono esclusi dalla partecipazione ai concorsi pubblici, per il reclutamento del personale docente, gli insegnanti già assunti con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali e che tentano la carta del nuovo concorso per migliorare la propria posizione.

SUBITO ESECUTIVA
La pronuncia, sottolinea la Corte, è destinata ad applicarsi anche ai prossimi concorsi di reclutamento dei docenti.
La questione era stata sollevata dal Tar del Lazio, al quale si erano rivolti due professori di ruolo esclusi dalla partecipazione a un concorso in quanto già assunti con contratto a tempo indeterminato. La non ammissione era avvenuta proprio in virtù della norma incriminata che, rileva la Corte, si fonda su due circostanze: la durata del contratto (a tempo determinato o a tempo indeterminato) e la natura del datore di lavoro (scuola pubblica o scuola paritaria). «Tuttavia, nessuno di tali criteri - si legge nella sentenza - appare funzionale all'individuazione della platea degli ammessi a partecipare alle procedure concorsuali, le quali dovrebbero viceversa essere impostate su criteri meritocratici, volti a selezionare le migliori professionalità».

Inoltre, per la Consulta, «la ratio dell'esclusione in esame non può essere ravvisata nella finalità di assorbimento del precariato». Secondo la Corte costituzionale, infatti, «se è pur vero che non sono equiparabili, ai fini dell'interesse alla partecipazione al concorso, le posizioni dei docenti precari della scuola statale, i quali puntano a ottenere un posto di lavoro, rispetto a quella dei docenti assunti a tempo indeterminato, i quali ambiscono, invece, al miglioramento della propria posizione professionale, tuttavia tale considerazione non rileva nel caso in esame».

E questo perché «l'obiettivo del tempestivo assorbimento del precariato è adeguatamente perseguito dal piano straordinario di assunzioni» previsto dalla stessa legge, che esclude appunto il personale già assunto a tempo indeterminato, mentre la norma impugnata ha a che fare con il sistema di reclutamento «a regime», quindi superata l'emergenza.

IL RECLUTAMENTO
La norma impugnata è dunque costituzionalmente illegittima perché «restringe irragionevolmente la platea dei partecipanti al pubblico concorso», posto che «il merito costituisce il criterio ispiratore della disciplina del reclutamento del personale docente».

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain