Messaggi da Sanremo/ La politica impari a includere, si può vincere senza primeggiare

I cosiddetti messaggi subliminali. Dal palco dell’Ariston ne parte uno diretto alla politica italiana. È quello contenuto nel Modello Baglioni. Di che cosa si tratta? Di un approccio alle responsabilità pubbliche, e dirigere Sanremo non è soltanto dirigere un festival, basato su criteri più moderni e su valori più pratici. Baglioni è il direttore artistico di questa kermesse, ma è anche di più: l’anima e l’essenza dell’evento che per primo Gianni Borgna, e poi tutti gli altri, ha definito «autobiografia della nazione» in quanto rappresenta ciò che siamo e, soprattutto in questo caso, ciò che vogliamo essere. 

Il Modello Baglioni, che evidentemente piace sennò Sanremo non farebbe i super ascolti che sta facendo, si basa sul gioco di squadra. Su un’idea non titanica del leader. Sull’umiltà, e basti vedere come Baglioni ha fatto da spalla a Fiorello. Sul rifiuto della scorciatoia della risata e della demagogia (un Grillo o un Celentano giocherebbero fuori casa). Sulla competenza, e tutto si può dire tranne che non capisca di musica. Certo, talvolta nei movimenti appare impacciato e maldestro il cantautore-conduttore, e l’altra sera poteva evitare di farsi attaccare al collo un mega cornetto rosso, che veniva accarezzato per superstizione in una gag nutrita di stereotipi da Italietta che hanno fatto il loro tempo. Ma Baglioni sta piacendo perché è inclusivo, non in preda all’ansia di primeggiare, rispettoso degli interlocutori e del pubblico. Più moderno - e il paragone è con un altro uomo di spettacolo, sia pure di altra caratura - del Dibba che lancia offese al popolo. E’ immaginabile Baglioni che grida: «Italiani, vi siete rincoglioniti, non capite niente di canzoni»? Ma figuriamoci! 

Baglioni s’è rivelato una riserva della Repubblica, accettando tra molti dubbi il governo sanremese dopo che Carlo Conti s’è dichiarato indisponibile al bis, e sembra rappresentare «una certa idea dell’Italia». Formula orrenda d’origine azionista e utilizzata dai moralisti (i puri siamo noi, e tutto il resto è Italia alle vongole), per esprimere un senso di superiorità. Mentre in questo caso «una certa idea dell’Italia» significa essere normali, non strafare, avere talento e metterlo a disposizione di un progetto e di un Paese. Si dice in questi giorni che il Claudio somigli a Gentiloni. Invece ognuno è quel che è. 

E il Modello Baglioni, solido e anti-retorico, dimostra una cosa. Che l’Italia è migliore di come viene rappresentata e, soprattutto, di come si auto-rappresenta. Se mai ci sarà una Terza Repubblica, potrebbe somigliare al Modello Baglioni.

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