Risposte urgenti/ L’argine al danno dei cattivi maestri

Per favore non scomodate Nabokov e la sua Lolita. Non raccontateci che è sempre successo.
Non raccontateci che negli anni Sessanta la sedicenne Catherine Spaak faceva impazzire Ugo Tognazzi ne “La voglia matta”. Tutto vero. Ma, appunto, sul cinquantenne che perdeva la testa per la ninfetta, allora si chiamavano così, si costruivano drammi. E di solito finiva in tragedia. Qui siamo alla serialità della seduzione in pre andropausa. Alla leggerezza del professore irresponsabile. Docenti che si fanno l’harem. Maschi che sublimano le frustrazioni di una vita usando del loro temporaneo potere per giocare al sultano con le ragazzine. Tre storie e lo stesso copione. Un insegnante di liceo che prima corteggia, poi ricatta e costringe le sue studentesse a starci. Succede a Roma, al liceo Tasso e, notizia di ieri, al Massimo, il classico dove ha studiato mezza classe dirigente romana. Succede a Treviso, dove il professore scambiava messaggi con un’allieva sedicenne, chiedendole di mandargli le foto in negligé.

Ora, senza alcuna intenzione di rimpiangere il tempo che fu (perchè, appunto, di professori che cercavano di sedurre, sia pure molto cautamente, ce n’erano anche quando al liceo andavo io, anni Settanta), chiarito che non siamo di fronte a un fenomeno soltanto contemporaneo, colpisce - appunto - la serialità e l’irresponsabilità.
Come se questi uomini, sposati e a loro volta spesso genitori, sentissero di essere in qualche modo protetti da un contesto ultrapermissivo. Così fan tutti, il sesso è gioco, ci bombardano di sesso dalla mattina alla sera, come dice quella maitre-a-penser di buon senso che è Mara Maionchi, guai a passare per “antichi”, per bacchettoni, e dunque, avranno pensato questi docenti, che male c’è. L’anziano miliardario (Hugh Hefner e i suoi epigoni) si circonda di ragazzine? Può farlo anche il professore che miliardario non è. Accanto all’irresponsabilità di questi uomini, però, inquieta e preoccupa lo smarrimento delle allieve. Sedicenni che magari dimostrano qualche anno di più, che forse pretendono di fare tardi, tardissimo, la sera. D’accordo, sono ragazzine. Ma poiché, ripeto, tentativi di seduzione si registravano anche nei licei degli anni Settanta, ho ben presente la nostra reazione di allora, l’isolamento che circondò il professore sospettato di averci provato. Mettiamola così: allora, in quegli anni, dire “No” era un punto d’onore. Una questione non negoziabile. 
Come difendere queste ragazzine e come farle sentire protette? Non può passare l’idea che queste cose sono sempre capitate, chi non ha una storia di molestie a scuola da raccontare e il prof che ci prova è facile incontrarlo. Il messaggio che deve passare è un altro: il prof non può provarci, mai. Nemmeno per scherzo, nemmeno in una chat confidenziale con gli alunni, nessuna frase che lasci spazio a equivoci può essere consentita a un prof. Non si può far finta di niente di fronte a quello che rischia di diventare un fenomeno, va subito posto un argine al danno che possono creare questi cattivi maestri. La scuola dovrebbe dare subito un segnale: allontanare chi non sa esercitare quel ruolo e si comporta da irresponsabile, sostenere e incoraggiare le ragazze che trovano il coraggio di parlare facendo capire che non c’è da aver paura a mettersi contro un prof. 

Già che ci siamo, lasciatemi dire che in questi giorni un’altra tristissima notizia si è aggiunta alle tante in arrivo dal pianeta adolescenti. Essa riguarda la studentessa desiderosa di un’educazione a Cambridge. Per raggiungere l’obiettivo, ha messo in palio la sua verginità. Stiamo andando a ritroso nel tempo. Aspirare a un’educazione di qualità è un obiettivo bellissimo. Cercare a tutti i costi una borsa di studio e’ un miraggio (oggi molto piu’ che in passato). Pero’ pensare che tutto, proprio tutto, per una donna passi sempre e soltanto attraverso “la fortuna sulla quale siamo sedute” e’ qualcosa che non scoraggia. Deprime.

Ps - In tutto ciò, una luce in fondo al tunnel si intravvede. Le storie dei docenti seduttori sono emerse grazie al lavoro di indagine di genitori svegli e sensibili. Le famiglie cominciano a capire che i cellulari dei figli vanno controllati. E che con i figli bisogna parlare. Forse non tutti gli adulti sono cosi fuori di testa come la cronaca induce a pensare.

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