«Reato lieve»: medico assolto per i certificati “facili” ai vigili

A Fare visite mediche al telefono, col rischio di certificare malanni immaginari: si può. Non è un reato grave, ma tenue, tanto da meritare la non punibilità. Anche se il malato all’altro lato della cornetta mente, accusa sintomi inesistenti, dice di avere urgenza di mettersi a letto col termometro sotto braccio, magari in vista del Capodanno. Un giudice a Roma ha assolto da tre capi di imputazione una dottoressa, un medico di base, che ha prescritto due giorni di malattia a una vigilessa senza procedere ad alcun accertamento: «Riposi e prenda del Paracetamolo», le uniche accortezze elencate al telefono. Routine, all’apparenza. Solo che la vigilessa, si è scoperto poi, faceva parte della truppa dei 767 agenti di Roma Capitale che la notte di San Silvestro del 2014, divenuta emblema dell’assenteismo del Belpaese, non si sono presentati al lavoro accusando malori inesistenti (febbre, vomito, attacchi di dissenteria e arrossamenti agli occhi), e sostenendo di avere impedimenti di famiglia, riposi per la 104 o post donazione del sangue. Un caso, con doppio risvolto. La dottoressa che è stata “graziata” da tutte le accuse - truffa, violazione della legge Brunetta e falso ideologico - aveva scelto davanti al giudice per le indagini preliminari il rito abbreviato. Mentre la vigilessa che ha beneficiato del certificato medico, e che potrebbe aver architettato il raggiro, è stata rinviata a giudizio. Siederà sul banco degli imputati insieme ad altri sei caschi bianchi e sei medici, anche loro spediti a giudizio con la triplice accusa.

L’INCHIESTA
L’assoluzione della dottoressa potrebbe spianare la strada a una raffica di proscioglimenti, finendo di smontare la maxi inchiesta conclusa dalla procura sulla burla dei vigili, e già alleggerita da una sfilza di archiviazioni. Per il Tribunale, infatti, il medico non avrebbe compiuto una truffa ai danni del Campidoglio e dell’Inps, costretti a pagare la giornata lavorativa a chi ha preferito stare al calduccio a casa invece di partecipare al pattugliamento all’addiaccio, per regolare il traffico della festività. Secondo il giudice, l’imputata non avrebbe nemmeno violato la legge Brunetta, che vincola le responsabilità dei funzionari pubblici. Le due assoluzioni sono state decretate per non aver commesso il fatto. L’ultima accusa, invece, quella di falso ideologico per aver redatto il certificato medico senza alcun accertamento clinico, pur in odore di colpevolezza, è stata ritenuta meritevole anch’essa di assoluzione per particolare tenuità del fatto. Perché il fatto in questione, insomma, è da considerarsi poco grave.

LA LEGGE
Una recente legge ha stabilito per i reati detentivi con pena prevista fino a cinque anni l’esclusione della punibilità quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa sia considerata di particolare tenuità e il comportamento risulti non abituale. Legge applicata in aula in particolare a chi ruba per fame, dalla scatoletta di tonno al pacchetto di tortellini. «La dottoressa ha duemila assistiti e non ricordava neanche di averla fatta quella prescrizione telefonica alla vigilessa - si è battuto davanti al gup l’avvocato Antonio Moriconi, che assiste il camice bianco - Figuriamoci che interesse aveva a tramare una truffa. Ha solo usato la leggerezza di aver dichiarato sul certificato di averla visitata. Una prassi in caso di influenza». Era stata la vigilessa a chiamare la dottoressa al telefono, come racconterà la donna sotto interrogatorio. Sono le dieci del mattino del 30 dicembre di tre anni fa. «Sto in servizio al comando. Ho la febbre a 39. Ho bisogno di qualche giorno riposo». La dottoressa fa partire il certificato telematico. Trenta e trentuno a casa. Per San Silvestro riposo assicurato.

 

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