Rom, il flop del piano per chiudere i campi: «I fondi Ue rischiano di andare persi»

La chiusura dei campi rom deliberata nel 2017 dal Campidoglio? Resta un miraggio. Anzi. La situazione è addirittura peggiorata con la trasformazione, di fatto, del Camping River da struttura autorizzata a un nuovo maxi-insediamento abusivo. Il centro sulla Tiberina doveva chiudere ufficialmente battenti il 30 settembre, invece, solamente una manciata di nuclei familiari ospitati (come prevedibile) è riuscita a trovare un alloggio in affitto dai privati dietro la garanzia del Comune e, così, circa 400 persone, molti minori, vivono ancora nelle baracche; oltretutto senza più nemmeno i servizi e la supervisione della cooperativa Isola Verde che si occupava di loro.

LE PROSPETTIVE
«Un fallimento annunciato - denuncia Carlo Stasolla, presidente dell'associazione 21 luglio - Il piano rom elaborato dallo staff della sindaca Raggi è un contenitore vuoto e i fondi europei rischiano di tornare indietro. Per il 2018, infatti, non ci sono prospettive di miglioramento. Il River ne è l'emblema: il campo non solo non è stato realmente chiuso ma è stato ridotto a una inedita tipologia abitativa fuorilegge. Il Comune ha cacciato i rom ma solo sulla carta, ha mandato a casa la cooperativa ma continua a pagare le utenze. In più si rischia che nei prossimi mesi il numero degli occupanti salga a dismisura, perché non c'è più nessuno che controlla ingressi e uscite».

Pezzo forte del piano deliberato a maggio dal Campidoglio sotto il pressing dell'Unione europea doveva essere la cancellazione di due campi dei sette ufficiali per 3,8 milioni di euro di investimenti. A ottobre, però, il bando per la chiusura del campo della Monachina, sull'Aurelia, va deserto. Mentre quello per dismettere i container de La Barbuta (oggetto di continui raid incendiari), al confine con Ciampino, viene aggiudicato per 1,5 milioni dalla Croce Rossa Italiana. «Che non si capisce che c'entri con l'inserimento sociale dei rom, visto il ruolo prettamente emergenziale dell'ente. Noi chiediamo da sempre un approccio diverso, non di massa, ma studiando strategie calzate sulle esigenze dei vari gruppi», aggiunge Stasolla. Nè è chiaro che fine faranno gli stanziamenti messi a disposizione per la Monachina, se confluiranno sul progetto Barbuta o torneranno indietro inutilizzati.

I NUMERI
Stando all'ultimo censimento, nella Capitale sono circa 4100 i rom ospitati nei cosiddetti campi formali, ossia autorizzati. Milleduecento quelli che vivono nei campi informali e 1300 nelle strutture tollerate, come Salviati , a Tor Sapienza, o in via Ortolani ad Acilia. A cui si aggiungono oggi i nuovi abusivi del River. Per almeno un terzo si tratta di minori che vivono in condizioni di povertà. Bambini per cui l'aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alla media e per la cui scolarizzazione il Comune spende circa 2,5 milioni di euro all'anno. Fra l'altro con scarsi risultati: su 305 bambini tra i 6 e i 16 anni che vivono all'interno di Castel Romano, per esempio, a frequentare la scuola dell'obbligo sono soltanto in otto. Bisognerà aspettare il 2020, dunque, per capire come si chiuderà la partita della Barbuta, insediamento nato provvisoriamente nel 96, arrivato nel tempo a ospitare 656 persone organizzate in un centinaio di nuclei familiari, principalmente bosniaci, macedoni ed ex giostrai sinti, non sempre in una facile convivenza. Nel frattempo gli agenti della municipale continuano a presidiare i campi con 4 turni nelle 24 ore per circa 80 agenti distratti ogni giorno da altri compiti.

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain