Rigopiano, la famiglia sopravvissuta: «Miracolati, ci sposeremo»


MONTESILVANO (Pescara) - L'immensa tragedia dell'hotel Rigopiano di Farindola è uno di quegli eventi che ti fanno guardare il cielo e pensare a Dio, perché non trova risposte sulla terra. Un pensiero che, spiegano, è ormai fisso nella testa di Giampiero e Adriana, i genitori di Gianfilippo e Ludovica, i miracolati di questa sciagura che ha toccato tutti gli italiani. Giampiero Parete non è mai stato un credente mentre Adriana è ortodossa ma, da quei giorni terribili della settimana scorsa, qualcosa è definitivamente cambiato nei loro cuori, nelle loro teste.
Lui ha fatto una promessa. «Sì, dopo aver pregato tanto, non lo facevo da quando ero ragazzino, ho guardato negli occhi la mia compagna e le ho chiesto di sposarci. Dobbiamo farlo per ringraziare il Signore che non ci ha voluto dividere, che ha scelto noi tra i sopravvissuti. Credo che andremo anche in qualche santuario della regione in pellegrinaggio. Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Ancora non riesco a rendermi conto di quanto è accaduto, la notte non dormo perché nella mente si agitano sempre i brutti ricordi».

LA RICHIESTA
«Nella religione ortodossa spiega Adriana - vivere con un compagno è peccato, questa è l'occasione giusta per compiere un passo che non avevamo programmato». Giampiero va oltre e lancia una richiesta. «Mi piacerebbe essere ricevuto da Papa Francesco per far benedire Gianfilippo e Ludovica. Sarebbe bellissimo e indimenticabile per tutti noi». Adriana, rumena di Scarisoara, infermiera laureata, accetta, per la prima volta di aprire le porte della sua casa alla stampa, per raccontare l'incredibile esperienza vissuta con i bambini.
Gianfilippo e Ludovica sono sul divano, la piccola ha febbre, conati di vomito e diarrea: segni del forte stress e della paura sopportati sotto le macerie dell'hotel crollato. Abbraccia forte la mamma, le stringe le mani, ha lo sguardo perso nel vuoto. Un quadretto da libro cuore che, almeno per qualche attimo, allontana i terribili ricordi che Gianfilippo tenta di esorcizzare guardando i cartoni alla tv. Nella casa Parete è tornata la luce di una bellezza dimenticata.

Adriana mostra una piccola ferita alla testa e snocciola il racconto dell'incubo. «La mia professione mi ha aiutato molto nel gestire i momenti più drammatici. A un certo momento mi sentivo svenire e sono riuscita a riprendermi senza mai trasmettere al bambino la gravità della situazione. La coperta con la quale ci riparavamo dal freddo era impregnata di fumo di un sapore orrendo, non potevamo avvicinarla al viso, per non rimanere soffocati. Così l'ho lavata, nella parte che stringevamo, con quel poco di acqua a disposizione: mezza bottiglietta da mezzo litro, che doveva servire anche per bagnarsi le labbra ogni tanto. Quando ci hanno tirato fuori l'acqua era terminata. Non abbiamo né mangiato, né bevuto. Il fumo, il freddo, la paura, le voci e i pianti che sentivamo arrivare dalla stanza dove si trovava mia figlia Ludovica, la disperazione di Gianfilippo che chiedeva del papà. Ero seduta su una poltrona, con lui in braccio, qualche volta chiudevo gli occhi, alle spalle arrivava aria fredda. Confesso che ho seriamente temuto di restare sepolti vivi».
Oltre al marito Giampiero, anche i parenti, per lunghissime ore, hanno considerato Adriana deceduta sotto le macerie.

DATA PER MORTA
«Davanti alla casa in Romania tante persone hanno portato fiori, lumini e candele. Erano disperate, hanno seguito la situazione alla televisione e, una volta salvata, i genitori anziani non volevano credere alla mia voce. Pensavano che fossimo morti. Appena tutto sarà più assorbito andremo a trovarli per riabbracciare anche loro».

«SENZA DI LORO MEGLIO MORIRE»
Giampiero e Adriana mostrano, con un lampo d'orgoglio, la casa, acquistata da poco: due appartamenti unificati, da regalare ai figli. «Non sarei mai rientrato qui senza di loro in quanto la mia vita sarebbe stata inutile. Quando ero in ospedale ho pensato che sarebbe stato meglio se fossi morto anch'io insieme al resto della famiglia», assicura Giampiero, mentre si asciuga gli occhi. «Non ho preso neppure un giorno di ferie in oltre un anno di lavoro. La montagna non mi piace, preferisco il mare, ma avevo accettato di andare tre giorni in vacanza perché i bambini volevano vedere la neve per la prima volta da vicino e perché volevamo festeggiare i compleanni di Ludovica e di Adriana. Siamo stati fortunati, tanto fortunati: mi hanno restituito anche la macchina intatta e i soldi trovati nel portafogli. Ma non doveva succedere: nessuno ci ha avvisati del pericolo».

Nel sollievo di una famiglia ritrovata e felice, però, nessun festeggiamento. Adriana spiega perché. «Sia perché siamo tutti profondamente scossi, sia perché portiamo rispetto a quelle persone che non sono state fortunate come noi e sono morte. Fino a poche ore prima abbiamo mangiato e giocato insieme, poi il destino ha deciso un'altra strada per loro. A venti chilometri di distanza si sono svolti i funerali di alcune delle vittime, il nostro pensiero va alle famiglie dei morti, abbiamo pregato per loro».

PICCOLA EROINA
Se Gianfilippo, il primo a essere estratto dalla macerie, ha rappresentato il simbolo della speranza, Ludovica, che ha compiuto 6 anni il 13 gennaio, è stata la vera eroina della famiglia. Insieme ad altri 2 bambini ha lottato e resistito al buio e al freddo, senza nutrirsi. Lei stessa racconta con un filo di voce, quelle lunghe e drammatiche ore di terrore: è visibilmente scioccata. «Il più grande mi detto di fare il segno della croce e pregare. Lo abbiamo fatto tutti ma abbiamo anche pianto molto».
Adriana, che la tiene sulle ginocchia, l'abbraccia forte e la bacia in fronte. I suoi occhi sono lucidi, tra commozione e pianto, perché il tempo dell'uomo è denso e flessibile come un sogno.

 

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