Il presidente turco Erdogan dal Papa: poi incontra Mattarella e Gentiloni

Città del Vaticano  - È stato accolto con il tappeto rosso, le guardie svizzere perfettamente schierate nel cortile di san Damaso, i Gentiluomini in livrea. Il prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gaenswein ha atteso con altri dignitari l'arrivo della mercedes nera blindata sulla quale viaggiava il presidente turco Erdogan accompagnato dalla moglie Emine.

Rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, pace in Medio Oriente e status di Gerusalemme, accoglienza dei migranti: sono stati i temi affrontati nel colloquio tra il Papa e il presidente turco. Durante l'incontro del Pontefice con il presidente della Turchia, riferisce una stringata nota del Vaticano, «ci si è soffermati sulla situazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo statuto di Gerusalemme, evidenziando la necessità di promuovere la pace e la stabilità nella Regione attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale». 

Nel corso di quelli che il Vaticano definisce «cordiali colloqui» sono state «evocate le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della comunità cattolica, dell'impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate». Dopo l'udienza, il presidente turco è stato ricevuto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, per un colloquio allargato anche a monsignor Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati.


Cappotto scuro e velo chiaro in testa secondo il precetto islamico per la moglie di Erdogan, che era accompagnata dalla figlia Esra e dal genero, Berat Albayrak, che è anche ministro per l’Energia e le Risorse naturali. Il protocollo che il Vaticano ha riservato al Sultano è quello previsto per i capi di Stato. Gaenswein gli ha dato il benvenuto facendogli strada all'interno del Palazzo Apostolico. Chissà se gli è venuto in mente il periodo burrascoso di quando era ancora segretario dell'allora cardinale Ratzinger e al quotidiano Le Figaro il futuro Papa sbarrava il passo alla Turchia spiegando che non aveva nessun titolo per entrare in Europa, visto il retaggio culturale differente, la lontananza dalle radici cristiane e l'ostinazione a non riconoscere il genocidio di un milione e mezzo di cristiani armeni massacrati tra il 1915 e il 1919 sotto l'impero ottomano. «Benvenuto Presidente».

Prima di arrivare dal Papa il corteo presidenziale ha attraversato diverse sale, quella degli svizzeri, quella del tronetto, fino alla biblioteca. Erdogan ha ascoltato le spiegazioni storiche che gli venivano fornite e ha salutato i gentiluomini di Sua Santità schierati. Infine l'incontro con Papa Francesco.

L'arrivo di Erdogan è stato accompagnato da misure di sicurezza ai massimi livelli. L'area antistante piazza San Pietro e via della Conciliazione sono state chiuse anche ai pedoni non autorizzati. Molte le pattuglie di polizia dislocate in tutta la zona. L'udienza ha avuto inizio alle 9.30.

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