Pfas, Veneto contro il governo: ministero della Salute scandaloso, ci arrangiamo da soli con una legge nostra

E' scontro fra regione Veneto e governo sui Pfas (sostanze perfluoro alchiliche), utilizzate fin dagli anni Cinquanta soprattutto per impermeabilizzare vestiti e produrre detergenti per la casa, rilevate in concentrazioni elevate e pericolose per la salute nell'ambiente e in particolare nell'acqua.

«Non c'è che da prendere atto dell'atteggiamento scandaloso del ministero della Salute che, negando la necessità di fissare limiti nazionali per la concentrazione di Pfas nelle acque potabili, fa finta di non vedere la realtà e, di fatto, ci dice di arrangiarci. Annuncio che da questo momento ci arrangiamo e, in piena autonomia, procederemo a una drastica riduzione dei limiti in Veneto», è stato l'annuncio oggi del presidente del Veneto, dopo la nota di lunedì scorso con la quale la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute ha respinto la richiesta avanzata dalla Regione di fissare un limite nazionale di performance per la presenza di sostanze perfluoro alchiliche nella acque, e la riproposizione delle tabelle dello studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) del 2013, da cui appare evidente la presenza significativa di tali sostanze in varie altre zone d'Italia.

«Ho incaricato - rivela il Governatore - il Direttore Generale di Arpav Nicola Dell'Acqua, nella sua veste di
Coordinatore della Commissione "Ambiente e Salute", organismo che, con delibera del 13 giugno scorso, ha assorbito le competenze della "Commissione Tecnica Pfas", di convocare al più presto l'organismo in questione con il mandato di definire una proposta di drastica riduzione dei limiti in Veneto, che la Giunta regionale approverà al più presto possibile, dando agli Enti Acquedottistici l'indicazione di uniformarsi con sollecitudine alle nuove disposizioni».

«Prendiamo così atto - aggiunge il presidente - che a livello governativo manca la volontà politica di gestire questo problema, basti pensare agli 80 milioni di euro promessi per la messa in sicurezza degli acquedotti e mai stanziati. È evidente che si penalizza la Regione che per prima si è attivata ponendo dei limiti già nel 2014, mentre per le altre aree del Paese si lascia che ogni Regione sia libera di fissare o meno dei limiti, magari intervenendo quando i buoi saranno scappati dalla stalla».

«Non abbiamo certo timore di arrangiarci - continua - e lo faremo, ma non ci si può nascondere la considerazione che un limite nazionale avrebbe evitato svariati pesanti contenziosi, come sta già accadendo per gli scarichi industriali, dove la nostra Regione soccombe in quanto i ricorrenti hanno buon gioco nel sostenere che in questi casi non possono esistere limitazioni diverse da quelle nazionali». 

Il direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, Ranieri Guerra, ha replicato a Zaia dichiarandosi «sorpreso che la Regione non abbia preso in considerazione il recentissimo Decreto ministeriale 14.6.2017, richiamato nel parere sui Pfas, che il ministero della Salute ha emanato di concerto con il ministero dell'Ambiente con cui non esiste nessuna difformità di visione, assegnando alle strutture regionali e locali il compito di effettuare analisi di rischio e controlli sito-specifici per inquinanti da monitorare e con frequenza analitica, attraverso lo strumento innovativo dei Piani di sicurezza».

«La questione è meramente di natura tecnica ed è ben esplicitata nel parere del ministero della Salute - sottolinea Guerra - in cui è richiamata la necessità e l'urgenza di controllare non solo i Pfas, ma anche ogni altro elemento di potenziale contaminazione del suolo e delle falde idro-potabili, secondo i più recenti criteri di prevenzione, attuati tramite i Piani di sicurezza. E vorrei inoltre ricordare che il ministero della Salute ha altresì proposto lo stanziamento di 2 milioni di euro in favore della Regione Veneto per contribuire alla spesa per gli interventi correlati alla tutela sanitaria». 

«Considerato lo stato di contaminazione dei territori del Veneto - precisa ancora il ministero della Salute - dove da circa 50 anni insiste uno dei maggiori stabilimenti di produzione di fluoropolimeri, desidero evidenziare come il ministero della Salute ha reso obbligatori valori di parametro per i Pfas, pur non contemplati dalla normativa, per tutelare la salute umana in piena applicazione dell'art. 11 del decreto legislativo 31/2001. Ciò senza voler escludere l'introduzione di parametri della classe dei Pfas a livello nazionale, come ben specificato nel parere».

«L'interesse del ministero - conclude Guerra - è quello di tutelare la salute dei cittadini attraverso i migliori strumenti e le migliori metodologie riconosciute a livello scientifico e tecnico, e lo sta dimostrando anche attraverso il coinvolgimento costante dell'Istituto superiore di sanità in tutte le fasi critiche emerse nell'inquinamento del vasto territorio veneto».

«Ci auguriamo che i nuovi limiti che verranno adottati siano i più cautelativi in assoluto, in linea con quelli svedesi o americani, come chiediamo da tempo», dice Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento
di Greenpeace che in una nota, chiede alla Regione Veneto di censire e bloccare tutte le fonti di inquinamento da Pfas e di abbassare i livelli di sicurezza di Pfas nell'acqua potabile che attualmente in Veneto sono tra i più alti al mondo.

 

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