Islanda, diventa legge la parità di stipendio tra uomo e donna

CITTA' DEL VATICANO Il governo dell'Islanda è diventato - a partire dal primo gennaio - il primo Paese al mondo a rendere obbligatoria per legge la parità di stipendio tra uomo e donna e la notizia trova ospitalità sul giornale della Santa Sede che la evidenzia sottolineando che da ora in poi aziende e uffici pubblici con più di 25 impiegati dovranno dimostrare con una serie di documenti che le dipendenti sono pagate quanto i loro colleghi, altrimenti saranno puniti con un’ammenda. «È il momento giusto per fare qualcosa di radicale — ha dichiarato Thorsteinn Viglundsson, il ministro dell’uguaglianza e degli affari sociali — i diritti umani sono diritti uguali per tutti». Dobbiamo fare «in modo che gli uomini e le donne godano di pari opportunità sul luogo di lavoro. È nostra responsabilità adottare ogni misura per raggiungere questo obiettivo», ha concluso il ministro islandese. Il quotidiano vaticano sottolinea che l'Islanda non è nuova a misure che promuovano l’uguaglianza tra uomo e donna, tanto che negli ultimi nove anni è stata al primo posto della lista dei paesi più avanti nella parità di genere stilata dal World Economic Forum.

Alcuni mesi fa era stata diffusa dal World Economic Forum una analisi sul Global Gender Gap Report che metteva in evidenza le distanze salariali tra uomini e donne: le donne dovranno aspettare 217 anni per colmare le differenze retributive tra uomini e donne a livello globale. I dati presi in esame riguardavano 144 paesi e quattro tematiche: partecipazione alla vita economica e opportunità lavorative, conseguimento dell'istruzione, salute e sopravvivenza e responsabilizzazione politica. 

Sempre in tema di parità, il mensile dell'Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo, dedica il numero di gennaio al sapere scientifico che è stato per lunghi secoli appannaggio quasi esclusivo degli uomini e sostanzialmente precluso alle donne . È solamente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, da quando, cioè, si cominciò a concedere alle donne la possibilità di accedere all’istruzione superiore — basti pensare che solo nel 1867 l’École Polytechnique di Zurigo, in anticipo rispetto ad analoghe prestigiose istituzioni europee, consentì alle donne l’accesso ai suoi corsi — che il numero di scienziate nei paesi occidentali è diventato rilevante. La lotta delle donne per essere ammesse nelle università è contestuale a quella dell’emancipazione femminile: soltanto nel XX secolo si assiste infatti all’ingresso di un grande numero di donne nelle facoltà di scienze e di medicina.
 

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