Banca Etruria, papà Boschi agli ispettori: «Dagli uffici le carte false alla Consob, io non sapevo»

Da un lato Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Etruria che, come gli altri componenti del cda, scarica sui manager della vecchia Banca ogni responsabilità, sostenendo di non avere avuto alcun ruolo nel falso in prospetto che avrebbe ingannato i risparmiatori sulle obbligazioni emesse da Bpe e poi azzerati. Dall'altro, il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, che giovedì, in Commissione banche, a microfoni spenti, ha replicato alle domande dei parlamentari sulle responsabilità di Boschi, indagato per falso in prospetto e accesso abusivo al credito, limitandosi, con una spiegazione tecnica, a illustrare il ruolo del cda nell'approvazione del prospetto.

L'AUDIZIONE SECRETATA
È il parlamentare Cinquestelle Carlo Sibilia a chiedere a Rossi chi abbia approvato il prospetto nel 2013 per l'emissione dei bond che sarebbero state acquistati dai clienti retail. Rossi replica: «Il primo passaggio è la delibera del cda che si riunisce e dà mandato al direttore generale di proporre un investimento entro un limite certo di plafond che sono appunto 100 milioni di euro. Sulla base del mandato, il dg, valendosi degli organismi interni, in particolare il Comitato rischio e il comitato investimenti, elabora questo prospetto informativo; delibera con un atto del dg l'emissione delle subordinate e invia il prospetto a Consob che lo approva il 18 aprile 2013. Poi ci sarà un supplemento, approvato da Consob con identica procedura del 2013». Sibilia insiste, chiede se il prospetto venga votato dal cda, Rossi replica di no. «Il cda non vede il prospetto, almeno in sede istituzionale, poi se qualcuno lo abbia avuto non lo so dire». Nulla sull'iscrizione degli ex componenti del cda per falso in prospetto e accesso abusivo al credito. Che ha poi scatenato le polemiche e riporterà Rossi in Commissione.

COLPA DEI MANAGER
Rispetto ai rilievi mossi da Consob, che gli costeranno 160 mila euro di sanzione, Boschi si difende, precisando di non avere partecipato alle sedute del cda e poi scaricando sugli uffici la responsabilità del prospetto. «Non c'ero il 21 settembre 2012, né ero presente ai cda del 28 settembre, 31 ottobre e 9 novembre 2012». Non solo, si oppone alle conclusioni dell'Ufficio sanzioni amministrative (Usa), che accusa il cda, e punta il dito contro il risk management e l'internal audit, sostenendo che nelle relazioni presentate annualmente al consiglio «peraltro rilasciate anche dalle strutture che si sarebbero dovute attivare per una revisione della classificazione, mai sono stati minimamente evidenziati dubbi sulla corretta profilatura dei titoli». Per Boschi, nella relazione Usa, non è chiarito quale fosse l'obbligo del cda «quando da un lato i soggetti che avrebbero dovuto attivarsi erano perfettamente a conoscenza delle lettere di Bankitalia e, dall'altro, né le funzioni interne deputate al rilevamento di rischi aziendali, né le strutture esterne di controllo hanno mai segnalato elementi di criticità nel mancato aggiornamento della profilatura dei titoli».

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