Omicidio di Macerata, il nigeriano accusa l'amico: «Diede la droga a Pamela e aveva le chiavi di casa»


MACERATA Non c'è solo Innocent Oseghale nel buio delle ultime ore di vita di Pamela Mastropietro. C'è un altro uomo secondo la Procura di Macerata e avrebbe avuto un ruolo pesante nell'orrenda fine toccata in sorte alla 18enne romana di San Giovanni. Si chiama Lucky Desmond, è nigeriano come Oseghale e da ieri figura nel registro degli indagati per concorso in omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere. L'ipotesi di reato si accoda alla denuncia di spaccio avuta tre giorni fa secondo la prima ricostruzione per cui Pamela la mattina del 30 gennaio acquista da lui l'eroina su consiglio di Oseghale. E come nel caso di Oseghale (a cui l'arresto viene convalidato per vilipendio e occultamento di cadavere, ma non per omicidio) il Gip accoglie in parte la tesi inquirente ritenendo inappropriate misure cautelari.

LE DIVERGENZE
Lucky è stato sentito dagli investigatori e la sua versione è diametralmente opposta a quella di Oseghale: non ha venduto eroina a Pamela, non è stato nell'attico dell'orrore di via Spalato, conosce superficialmente Oseghale. Che invece lo tira dentro fino al collo anche se in maniera confusa: al momento del fermo dice che Pamela, dopo aver comprato la siringa, e l'amico sono saliti nella mansarda. «Alle 14 l'ho chiamato ma aveva il cellulare spento - racconta -. Ho aspettato in giardino fino a quando si è fatto buio. Quando ha risposto al telefono mi ha detto che aveva lasciato le chiavi nella cassetta della posta. Ma io sono rimasto in giro fino all'indomani mattina senza rientrare». Nell'interrogatorio di garanzia invece Oseghale racconta un'altra storia: dopo la farmacia è salito con Lucky, ha visto la ragazza iniettarsi l'eroina, sentirsi male e cadere a terra e «a quel punto mi sono spaventato e sono fuggito da casa». Insomma, ha fatto tutto l'altro.

GLI ESAMI
Il concorso in omicidio, anche se solo per l'accusa, allarga il perimetro dei potenziali responsabili ma apre un pericoloso rimpallo per l'individuazione delle responsabilità. E i primi responsi dell'esame dei resti di Pamela non aiutano. Il medico legale Antonio Tombolini riscontra un'«intossicazione acuta da xenobiotici per via endovenosa probabilmente indotta e/o ferita da punta e taglio alla parte bassa della porzione postero-laterale destra del torace». Un decesso e due possibili cause. Ma lo smembramento non consente di quantificare l'entità dell'emorragia e quindi non può spostare l'ago in maniera completa dalla parte della Procura che ritiene Oseghale omicida a colpi di mannaia. Per questo la Procura ha chiesto un approfondimento a Tombolini e altri esami tossicologici al professor Rino Froldi oltre ad aver sequestrato in casa di Oseghale due smartphone e due computer.

A casa di Lucky i carabinieri hanno sequestrato abiti e scarpe perché nell'attico dell'orrore c'erano diverse tracce. Lunedì è stato portato in caserma per il test del Dna. «Innocent? L'ho conosciuto in una sala scommesse» ha detto dell'altro. È lo stesso Oseghale che su Facebook si faceva chiamare Innocent Ehimen e postava la sua foto da tenerone con la compagna da cui aveva avuto una bambina, insieme alle scarpine della neonata. Oppure che rilanciava perle di filosofia: «Abbi cura dei tuoi genitori perché solo quando non ci saranno più ti renderai conto del loro valore». Poi: «Ti amo mamma». Non mancano pensieri religiosi: «Dio mi ha disegnato, mi ha creato, mi ha benedetto, mi ha curato, mi ha difeso, mi ha perdonato, mi ha amato», «Mettiamoci tutti nelle mani di Dio». Identità distante dal pusher che la Procura individua come macellaio di una ragazza di 18 anni, che nasconde collo e asporta parte del pube per poi buttare tutto in due trolley in un fosso.

 

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