M5S cambia pelle: sì alle alleanze e civici nei collegi. Norma pro Di Maio: leader in carica 10 anni

Come da partito nato e cresciuto in rete, il Movimento 5Stelle sta per premere il pulsante sulla formattazione di regole e statuto del M5S che saranno piegati alle nuove esigenze politiche e giudiziarie. A partire dal divieto di alleanze, destinato a scomparire e con una norma ad hoc per il capo politico, ovvero il segretario di fatto del M5S Di Maio, che potrà rimanere in carica per dieci anni.

Nella giostra di nuovi staff e segreterie nate a supporto di Di Maio c'è anche in programma la nascita di una terza associazione legata al M5S di cui il candidato premier dovrebbe diventare rappresentante legale. Associazione che si somma alle due già esistenti: quella presieduta da Grillo che conferisce e toglie il simbolo e quella degli iscritti a cui sovrintende sempre l'ex comico. Altra novità è l'estrema apertura civica di cui ha bisogno in questo momento storico Luigi Di Maio. Arriva per esempio una nuova multa per i cambi di casacca quantificata in cento mila euro.

E pazienza se non è costituzionale e dove esisteva già, tra gli eurodeputati M5S, non è mai stata applicata. Rivoluzione anche sulle candidature dei collegi uninominali, dove saranno schierati esponenti della società civile che non avranno quindi bisogno di sottoporsi al voto online ma soprattutto non avranno necessità di essere iscritti al M5S, requisito prima fondamentale. Ecco, l'iscrizione a Rousseau non entusiasma i nuovi candidati e perciò si cambia: sarà tollerata un'iscrizione anche recente o mai espletata. Norma che sta creando parecchi malumori tra i parlamentari uscenti.

INCERTEZZA
«Se sarò candidato...», premette in un video il senatore Nicola Morra svelando così tutta l'incertezza che regna sul futuro. Il voto online infatti non basterà. Di Maio potrà infatti scegliere anche all'ultimo momento chi candidare e chi no. L'aggiornamento e l'apertura ai non iscritti è dovuto anche alla lezione che i vertici pentastellati hanno imparato dalle scorse elezioni amministrative in cui la componente civica è risultata vincente al traino dei partiti tradizionali. L'obiettivo del M5S è non caratterizzarsi troppo e attirare così il voto moderato annusato in grande quantità da Di Maio nel suo tour nordista. Brutte notizie insomma per quella corrente ortodossa che ha sempre fatto della propria militanza un vanto e una corsia preferenziale per poter proteggere il Movimento da incursioni spurie.

E invece le esterne al candidato premier Di Maio piacciono molto, d'altronde non visita più i meetup da un pezzo. Alle sezioni grilline ha preferito le aziende lombarde e venete, platee perfette per candidati imprenditori alla Massimo Colomban (ma lui non ne vuole sapere) che hanno voti e non hanno invece alcuna intenzione di discutere di politica online o rinnegare un diverso passato politico. L'altro ieri, nell'ennesimo video sui social, Di Maio ha ripetuto: «Basta, non siamo e non saremo più all'opposizione». Tradotto: tutte le interrogazioni e le battaglie locali contro le grandi aziende e le loro necessità di sviluppo ed espansione sono archiviate. Altra novità, il nuovo statuto, quello votato online appena un anno fa, cambia ancora proprio per armonizzare il vecchio e il nuovo corso. E soprattutto per cercare di attirare meno ricorsi possibili visto che sull'attuale pende il ricorso dell'avvocato Lorenzo Borré, quello che ha difeso e vinto le battaglie legali di espulsi e sospesi. Il punto debole dello statuto M5S infatti è la sua approvazione: il codice civile chiede che avvenga tramite assemblea a cui prendano parte almeno i tre quarti degli iscritti e così non è stato. Problema che permane con il nuovo statuto in corso di scrittura. E infine nella formattazione generale del M5S sarà cancellata la norma aurea del M5S, quella che vieta di fare alleanze o coalizioni al gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle. Poco opportuno legarsi le mani in vista di un dopo di governo.

 

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