Tiziana Sallusti: «Le chat? Pericolose I genitori le evitino»

Tiziana Sallusti, preside dello storico liceo Mamiani di Roma, lei utilizza i social network per comunicare con i suoi studenti?
«Solo attraverso le pagine Facebook istituzionali. Invio comunicazioni per così dire di servizio, note utili».

Solo dal profilo della scuola quindi?
«Certo, non uso il mio profilo privato, i ragazzi non sanno neanche se ne possiedo uno. Per quanto mi riguarda gli aspetti personali della vita dei ragazzi e dei loro docenti devono restare fuori dalla scuola».

Darebbe l'amicizia su Facebook ad un suo studente?
«Ma no, assolutamente no. Non credo proprio sia il caso e comunque non è mai accaduto».

Al bando i social, quindi?
«Ci tengo ad essere chiara: non demonizzo assolutamente l'uso dei dispositivi informatici, sono mezzi potenti. L'informatica è un dono ma bisogna saperla usare nel modo giusto».

Cosa intende per uso corretto?
«Un uso meramente pratico. Una chat di classe ad esempio può servire durante un viaggio di istruzione per darsi un appuntamento. Ma non oltre».

Nella sua scuola quindi non vuole che si usino?
«Io non impongo nulla. Personalmente ogni anno incontro i genitori dei nuovi iscritti e chiedo loro, se possibile, di non formare gruppi whatsapp. Oggi se ne fa grande uso ma secondo me provoca tanti problemi».

In che senso?
«Le chat sono terribili, ritengo siano tremendi veicoli di dubbi e malcontento soprattutto tra le famiglie. Per me è molto meglio utilizzare una mailing list».

Che vantaggi ha una mailing list rispetto a whatsapp?
«Una mail ti lascia il tempo di riflettere. Nelle chat invece volano commenti e faccine, elementi che possono essere fraintesi. Le parole sono pietre a volte, bisogna saperle usare con accortezza».

E i suoi docenti?
«Non voglio obbligare nessuno ad usare o meno gli strumenti che preferiscono. Chiedo però a tutti di usare la massima attenzione. Gli adolescenti usano le chat con molta frequenza, in orario extrascolastico lo fanno di continuo. Per loro è un'abitudine e in quel modo si entra nella loro sfera personale».

La scuola come può difendersi da eventuali abusi dei social tra docenti e studenti?
«Con il buon senso. I rapporti con gli studenti, da sempre, devono basarsi sull'etica professionale. Non ci dovrebbe neanche essere bisogno di dirlo».

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