La sfida fra i miliardari Musk e Bezos: «Il mio razzo è più grande del tuo»

Il titolo – va subito detto – è spudoratamente e soprattutto letteralmente copiato dal Times. E poi, in effetti, “rocket” riecheggia solo alla lontana la parola “razzo”, pur derivando dal termine italiano “rocchetta”, ovvero i pionieristici razzi da guerra usati nel '600 dall'esercito veneziano, a ribadire che in fatto di corsa allo spazio l'Italia è sempre da podio.




Detto ciò, il titolo è perfetto per indicare la gara al missile più potente in corso da una decina d'anni fra i miliardari Elon Musk (Tesla e SpaceX) e Jeff Bezos (Amazon e Blue Origin): una sfida al razzo più grande che ha adesso raggiunto nuovi livelli di altissimo parossismo grazie al fenomela, storico successo della prima missione del Falcon Heavy di Musk decollato la sera del 6 febbraio per portare in orbita attorno al Sole la rossa auto elettrica personale del magnate. E' una Tesla Roadster al cui posto di guida siede un astronauta-manichino con la tuta spaziale di SpaceX (un prototipo molto prototipo ma elegantissimo rispetto ai goffi scafandri di Nasa e Roscosmos) che ha con sé il disco con la canzone Space Oddity di David Bowie, suonato a palla nella sala di controllo mentre impazzava la festa.

Più che un carico da navetta spaziale, un galattico spot evocativo dei sogni visionari del miliardario sudafricano-canadese-statunitense Musk che deve alimentare di continuo l'interesse per le sue imprese dai tempi relativamente lunghi di realizzazione. Sogni e visioni che poi a volte si avverano come la prodigiosa impresa del Falcon Heavy, ora il razzo più potente in attività e il secondo di sempre dopo il Saturn 5 della Nasa, andato in pensione dopo l'epopea delle missioni lunari Apollo. 

A guardare verso la rampa 39 dello spazioporto di Cape Kennedy della Nasa (la stessa delle missioni Apollo e degli Shuttle, altro tributo al mito) saranno parecchi altri tycoon a cominciare proprio da Jeff Bezos di Amazon, che freme in attesa del decollo dei suoi razzi New Glen della Blue Origin, missili ancora più grandi e potenti del Falcon Heavy di Musk.
Una gara al rilancio con un solo precedente: la sfida fra Usa e l'allora Urss. Le prime due potenze mondiali ora sostituite da due miliardari.

Molto interessato anche Richard Branson, della Virgin, tuttavia più pragmatico: non parla di Luna e Marte, almeno per ora, come gli altri due magnati, ma più prosaicamente di turismo in orbite basse, quelle che presto permetteranno a facoltosi pendolari di fluttuare nelle navicelle della Virgin Galactic. 

Del resto già i colossali investimenti di un altro personaggio enorme della finanza mondiale, Warren Buffett, nel settore delle forniture spaziali non fanno che confermare la concreta reddività della corsa allo spazio: sì, c'è il versante emotivo dell'ispirazione che ha sempre spinto l'uomo; sì, si sogna di allontanare la frontiera verso l'infinito e oltre, ma intanto, conti alla mano, per ogni dollaro investito nello spazio se ne ricavano da tre a otto. E il progresso della tecnologia, in ogni settore, anche quello della salute, galoppa grazie alle innovazioni ideate per esplorare lo spazio. Le "ricadute" delle missioni Apollo non si contano e fanno parte della nostra vita di tutti i giorni anche se non ne abbiamo sempre la consapevolezza. 

L'ingresso dei “privati” Musk e Bezos nel mercato dello spazio, oltre a innescare fra i due memorabili battaglie a colpi di ironici tweet per ribadire chi è più avanti nella rincorsa alle nuove tecnologie, ha sparigliato uno scenario fino a poco tempo fa riservato alle grandi agenzie nazionali o a rari colossi come la Lockeed. 

E' che, mentre si pensa a come mandare di nuovo l'uomo sulla Luna o a come costruire nuove stazioni spaziali per tentare il balzo verso Marte, ci sono intanto da portare in orbita attorno alla terra centinaia di satelliti: il mercato delle comunicazioni satellitari, senza le quali torneremmo alla clava, vale oltre 100 miliardi di dollari e il traffico dati cresce con percentuali del 3/400 l'anno, e con attori ciclopici come Cina e India sempre più agguerriti. Chi controlla il Cielo controlla la Terra si è sempre detto e si continuerà sempre a dire.




Così servono e serviranno razzi sempre più potenti e sempre più economici perché la concorrenza aumenta: attualmente per portare un litro d'acqua sulla stazione spaziale, che presto riospiterà Luca Parmitano dell'Esa e dell'Asi, si spendono fino a 15mila dollari. E la stazione orbita ad appena 400 km dalla Terra. La Luna, per dire, è a 450mila km. Gli italiani, con i progetti Vega (made in Italy al 70%) e Ariane se la cavano bene, ma adesso Musk e Bezos hanno dimostrato che tecnicamente è possibile riutilizzare i booster (i primi stadii dei razzi) anche se non è ancora chiaro il risparmio effettivo. E' presto per capirlo, ma la strada è quella: i maestosi atterraggi di due dei tre booster del Falcon Heavy hanno davvero tolto il fiato. Il terzo ha mancato di poco la piattaforma nell'Atlantico, ma è un prezzo risibile per la gloria. Scienza non più fantascienza.

Da lassù, fra le stelle più brillanti, a ogni modo, Wernher von Braun se la ride: il suo Saturn 5 usato per le missioni Apollo è ancora di gran lunga il razzo più grande e potente mai costruito dall'uomo: e il confronto tra le facilitazioni della tecnologia attuale e quella pionieristica degli anni 50 e 60 è naturalmente impietoso. Il genio dello scienziato tedesco, che pure doveva emendarsi dall'abominio delle V1 e V2 lanciate sull'Inghilterra durante la seconda guerra mondiale, non teme ancora confronti. Non scherzava quando nel 1973 garantì al Congresso americano di potere portare in meno di 10 anni l'uomo su Marte, ma gli Usa preferirono investire più risorse nella guerra del Vietnam. Per l'uomo su Marte se ne riparla, se va bene, fra il 2040 e il 2050. A meno che un'altra visione di Musk non diventi realtà più in fretta.


 

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