Roma, la rivolta dei bus turistici, Cassese: «Questa protesta limita i diritti di tutti i romani»

Professor Sabino Cassese, nella sua esperienza di presidente della commissione sullo sciopero nei trasporti pubblici e di giudice costituzionale, di diritto di protesta si è occupato lungamente. Qual è l’equilibrio tra i diversi interessi, quello dei dipendenti a non perdere il lavoro e che per questo ieri hanno bloccato il centro di Roma, quello del comune a tutelare l’area di maggior pregio della città e quello dei residenti a poter muoversi attraverso l’area?

«Prima di tutto, credo sia giusto notare che la scelta fatta dal comune di Roma non ha caratteri particolarmente singolari. In cittadine come Oxford e Cambridge, come in molte altre città britanniche, già da molto anni chi arriva alle porte della città deve lasciare la propria vettura o il pullman in un grande parcheggio dal quale un servizio di navette conduce fino in centro. È un sistema molto ragionevole, anche perché queste navette non occupano spazio per la sosta e dunque, anche dal punto di vista pratico, si contemperano così diritti diversi, inclusi quelli dei turisti a visitare i luoghi di maggior pregio della città. Diritti che però non possono includere anche l’arrivo col pullman privato di fronte ai monumenti». 


Sabino Cassese


I dipendenti di queste compagnie dicono che perderanno il lavoro e che sono già partite 5mila lettere di licenziamento. Non hanno diritto a manifestare?
«Nel 1990, quando presiedevo la commissione sugli scioperi nei servizi pubblici dovemmo affrontare il problema del bilanciamento tra il diritto di sciopero, quello al lavoro e quello all’istruzione proprio esaminando le interruzioni del servizio dei trasporti e prendemmo una decisione che poi ha rappresentato un precedente: si può scioperare, ma non nell’orario in cui le persone si recano al lavoro o a scuola; dunque le fasce orarie di inizio e fine giornata vanno tutelate per non danneggiare gli altri diritti in gioco». 

I manifestanti sostengono che anche il loro è servizio pubblico.
«È un servizio aperto al pubblico, ovviamente non sovrapponibile al trasporto pubblico di linea. Il centro di Roma è piccolo e non si può moltiplicare per includere le esigenze di tutti. Poi, qui non parliamo di diritto di sciopero ma dell’occupazione abusiva di una delle piazze principali della città. Più semplicemente, si impedisce illegalmente il normale scorrimento del traffico, una situazione che può diventare anche molto pericolosa e che esclude qualsiasi tipo di bilanciamento. Cosa succede se nell’ingorgo resta bloccata un’ambulanza con un ferito grave a bordo?».

Spesso però chi protesta cerca di attrarre l’attenzione dei cittadini, anche per avere maggiore impatto e solidarietà...
«È una cosa comprensibile ma deve essere fatta con le garanzie per tutti, ad esempio con l’avviso per tempo alla questura e l’occupazione dello spazio pubblico per un periodo limitato di tempo. Spesso, ad esempio, a Montecitorio ci sono manifestazioni di protesta in una zona delimitata, con la polizia che verifica e controlla la situazione. Lo spazio pubblico è a sua volta un bene particolarmente tutelato dal diritto, a garanzia di tutti. Un po’ come viene vietato ai bar di occupare abusivamente i marciapiedi e si chiede loro di dotarsi di una concessione che comunque non può mai autorizzarli ad intralciare il passaggio. Il suolo pubblico deve essere libero, a disposizione dell’intera cittadinanza».

In ogni caso, come giudica l’iniziativa di chiudere l’area della ztl ai bus privati?
«Mi pare una iniziativa saggia, anzi ci si deve spingere anche oltre, allargando il divieto. Roma è una città vasta, ma il centro storico è piccolo. Se i pullman si fermassero alle porte della città sarebbe ancora meglio». 
 

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