"Il morso della reclusa", nella tela del ragno di Fred Vargas

Il morso della reclusa è l’ultimo libro di Fred Vargas, regina del noir francese e scrittrice molto criticata, in Italia, per aver difeso a spada tratta l’ex brigatista Cesare Battisti (che l’autrice aveva conosciuto ai tempi dell’esilio francese). Fred Vargas è lo pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau, ricercatrice di archeozoologia del Cnr francese. In questo suo ultimo libro (in Francia è uscito la scorsa estate) il personaggio del commissario Adamsberg affronta una inedita emergenza: la morte, apparentemente casuale, di alcuni vecchietti, uccisi dal veleno di un ragno (la reclusa, appunto)  solitamente non mortale. Come spesso accade nei romanzi della Vargas, la pista da seguire arriva quasi per caso, in quel microcosmo che è la gendarmeria in cui lavora Adamsberg. Il suo “avversario”, il coltissimo vice Danglard, questa volta, si dissocia. Così come molti altri suoi colleghi, che lo lasciano alle sue iniziative (apparentemente) strampalate. L’intreccio si dipana con molta sapienza narrativa, e la soluzione del caso è tutt’altro che scontata. Il titolo originale, Quand sort la recluse  ("quando esce la reclusa") è stato tradotto da Einaudi con un po’ troppa libertà. Ma il libro resta uno dei più riusciti della Vargas - dopo l’ottimo Tempi glaciali. La scrittrice parigina riesce sempre a incantare il suo pubblico con piste affascinanti (che ai più paiono assurde) e sottotesti non sempre evidenti, arricchendo ogni suo libro con una galleria di personaggi a tutto tondo, che tornano ad ogni nuovo romanzo e alimentano le aspettative. La sua personalissima cifra stilistica rende ogni suo romanzo facilmente riconoscibile, tra animali beniamini del commissariato e "deviazioni" culinarie; così la trama può disvelarsi per gradi, in una serie di svolte drammatiche che incantano, e soprendono, gli appassionati del genere.

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