Scuola, nuovo contratto al palo: c'è il nodo bonus in busta paga

Sul tavolo del rinnovo del contratto della scuola arrivano i primi nodi da sciogliere. Durante l'incontro di ieri all'Aran, l'agenzia che rappresenta il governo nella trattativa, uno dei tempi centrali che sarebbe emerso è quello delle risorse. Il presidente Sergio Gasparrini avrebbe sì espresso la volontà di rispettare in pieno l'accordo che prevede aumenti medi di 85 euro lordi mensili, ma avrebbe anche sottolineato come le risorse stanziate con la legge di Stabilità potrebbero risultare insufficienti. Anche se sempre ieri, il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, ha voluto ribadire che le «risorse ci sono» e il contratto sarà firmato in «tempi rapidi». Dal canto loro tutti i sindacati, Cgil, Cisl, Uil oltre a Snals-Confsal, hanno chiesto di utilizzare le risorse della legge 107, la «Buona scuola», per colmare le distanze e, comunque, di riportare quei soldi all'interno del contratto. Si tratta di 380 milioni di euro circa per la card dei professori, che permette di acquistare libri, cinema, concerti, ma anche strumenti hi-tech come gli I-Pad, per fini di aggiornamento professionale, e di altri 200 milioni assegnati ai presidi per premiare gli insegnanti più bravi. Soldi che permetterebbero di far salire gli aumenti del comparto un po' più su anche della stessa soglia promessa degli 85 euro, fino anche a 130-140 euro lordi. Su questo punto, tuttavia, l'Aran non si è potuto sbilanciare. L'uso di quei soldi non è previsto, per il momento, dall'atto di indirizzo firmato dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia. C'è anche un'altra considerazione, più politica. Mettere mano a quei due fondi significherebbe di fatto smontare un pezzo importante di una delle principali riforme del governo Renzi, e non è detto che tutti all'interno del governo e del Pd siano d'accordo.

LE IPOTESI
Qualche risposta in più si dovrebbe avere comunque già domani mattina, quando sindacati e Aran si rivedranno per discutere proprio dei due temi centrali: le risorse e le relazioni sindacali. Segno comunque, che il governo vuole fare in fretta e chiudere la trattativa in tempo per far scattare gli aumenti da marzo, come per i ministeriali. Le sigle hanno ottenuto di aprire dei tavoli separati per ogni settore: scuola, personale Afam, Università e ricerca. Sempre sul fronte degli aumenti, una delle ipotesi sarebbe quella di replicare lo schema utilizzato per l'aumento dei ministeriali. Dunque un aumento calcolato come percentuale dello stipendio a cui aggiungere, per il solo 2018, una voce «una tantum» per permettere a chi è sotto gli 85 euro di raggiungere la cifra tonda e garantire coloro che a causa degli aumenti rischiano di perdere il bonus Renzi da 80 euro. Anche il meccanismo che ha permesso ai ministeriali di far lievitare gli aumenti, ossia lo slittamento dello scatto alla busta paga di marzo, potrebbe essere replicato. Ogni mese in meno di aumento nella scuola, permetterebbe di far crescere di circa 7 euro la dote pro-capite dello scatto. Dopo l'incontro di ieri non si sono fatte attendere le reazioni dei sindacati. «Dopo la nostra ferma presa di posizione si è riaperta la trattativa per il rinnovo del contratto nel Comparto Istruzione e Ricerca», ha detto Francesco Sinopoli della Flc Cgil. «Le questioni cruciali», ha aggiunto, «sono il superamento della Legge 107 e della Legge 150, la contrattualizzazione di tutte le risorse (bonus, card docenti, premi per meriti scientifici da finalizzare essenzialmente all'incremento dei salari tabellari), governo condiviso dell'organizzazione del lavoro a partire dagli orari».

«La Cisl Scuola», ha sottolineato Lena Gissi della Cisl, «ha ribadito la necessità di affrontare le modifiche contrattuali a partire dai quattro settori (Scuola, ricerca, Università e Afam) che compongono il nuovo comparto, rispettando la specificità di ciascuno. È indispensabile programmare un calendario fitto e di merito. Più di un milione di persone aspetta da troppo tempo!». «Il riavvio della trattativa all'Aran, e la firma del contratto degli statali, fanno ben sperare di poter chiudere rapidamente», ha commentato Pino Turi della Uil. «Abbiamo chiesto», ha aggiunto, «un calendario serrato di incontri». Elvira Serafini, segretario generale Snals-Confsal, ha chiesto di «rivedere diversi aspetti della legge 107 sulla buona scuola, pur consapevole della difficoltà di smontare le norme tramite il contratto».

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