Biotestamento e Ius soli, Renzi non esclude il raddoppio

Matteo Renzi non ci sta. Anche se la dinamica con cui ieri il capogruppo in Senato, Luigi Zanda, porta tutti a pensare che il Pd abbia abbandonato ormai al proprio destino lo Ius soli, il segretario dem continua a insistere che lui non si arrende. Che da qui a Natale, se non ci saranno intoppi e se l'ostruzionismo del centrodestra non sarà eccessivo, il Pd riuscirà a portare a casa anche la legge sulla cittadinanza per i figli dei migranti nati in Italia.

Ma è più una speranza e una promessa che una possibilità concreta. Di sedute ormai ne rimangono poche (5-6) prima delle vacanze e dello scioglimento del Parlamento previsto per inizio gennaio. E di provvedimenti in lista di attesa ce ne sono tanti: il biotestamento, il regolamento del Senato, la legge per gli organi dei femminicidi, per la tutela dei testimoni di giustizia, il giro di vite contro la propaganda jihadista. Più il via libera definitivo alla manovra economica corretta in queste ore alla Camera e (il 13 dicembre)  le votazioni per i giudici della Corte dei conti e le comunicazioni del premier Paolo Gentiloni sul Consiglio europeo. Insomma, poco tempo e decine di adempimenti da fare.

Senza contare l'ostruzionismo con cui da oggi il centrodestra cercherà di impedire l'approvazione del biotestamento. Per questo lo Ius soli, che è finito ultimo della lista per ragioni elettorali (farebbe perdere 2% al Pd) e politiche (per approvarlo servirebbe la fiducia e Mattarella non vuole che Gentiloni rischi la crisi in vista di una probabile lunga prorogatio), difficilmente vedrà la luce. Ma a Matteo Renzi serve tener viva la speranza per tentare di convincere Giuliano Pisapia ed Emma Bonini ad aderire al centrosinistra a trazione renziana. L'ex sindaco di Milano e la leader radicale però hanno fiutato il bluff e lanciano segnali poco rassicuranti. Come finirà si capirà nelle prossime ore. Di certo, dopo la rottura con Mdp ribattezzato Liberi e uguali, per Renzi sarebbe un duro colpo rinunciare agli altri due promessi alleati. La sconfitta nei collegi uninominali sarebbe certa. O quasi.

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