Fondi Sardegna, ex sottosegretaria Barracciu (Pd) condannata a 4 anni per peculato aggravato

È rimasta qualche secondo appoggiata alla balaustra, sotto choc, senza nessuno accanto. Poi, con la grinta di sempre, ha detto chiaramente che la condanna a 4 anni per peculato aggravato e continuato inflitta dai giudici del Tribunale di Cagliari «è solo il primo tempo di una partita che ne ha tre». Sentenza pesante per l'ex sottosegretaria alla Cultura del Governo Renzi, Francesca Barracciu (Pd): l'ha pronunciata questa mattina il collegio presieduto da Massimo Costantino Poddighe - a latere Francesco Alterio e Andrea Mereu - dopo un'ora e mezza di camera di consiglio.
 
Per i giudici, l'allora consigliera regionale ha usato i fondi del suo gruppo per scopi non legati alla sua attività politico istituzionale ma sono stati dichiarati prescritti i reati contestati fino al novembre 2004. Oltre ai 4 anni di carcere, il Tribunale l'ha condannata anche all'interdizione, per lo stesso periodo, dai pubblici uffici. Quattro anni di reclusione, dunque, uno in meno rispetto alla richiesta del pm Marco Cocco. Tra novanta giorni i giudici depositeranno le motivazioni della sentenza, ma l'avvocato difensore Franco Luigi Satta - che è subentrato ad inchiesta già avviata dopo i due interrogatori sostenuti con i legali Carlo Federico Grosso e Giuseppe Macciotta - ha subito annunciato ricorso in appello. «Dall'accusa non ho sentito una parola in diritto - ha attaccato il difensore - questo è quello che accade a fare le cavie».

Un riferimento, nemmeno troppo velato, allo stralcio deciso dalla Procura che ha isolato la posizione della Barracciu rispetto agli altri 30 indagati del centrosinistra, per i quali di recente è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. All'ex sottosegretaria il pm Marco Cocco contestava spese per circa 80mila euro, ma l'imputata durante due interrogatori ha fornito 'giustificazionì per non più di 31mila euro, tutti motivati con spese per rimborsi chilometrici. A pesare sulla richiesta di condanna, come ribadito in sede di requisitoria dal magistrato inquirente, sono stati proprio quei due interrogatori, i cui contenuti sono stati in parte smentiti da successivi accertamenti della polizia giudiziaria. «Sono trascorsi quattro anni molto duri - ha commentato l'esponente del Pd subito dopo il verdetto - Ho rinunciato, unica in Sardegna, alle cariche che rivestivo quando sono stata raggiunta dall'accusa di peculato. Sono stata travolta politicamente in solitudine - ha denunciato - Questa cosa mi ha però rafforzato molto, e questa vicenda penso mi abbia anche fatto diventare una persona migliore. Con questa forza affronterò il secondo grado, certamente ora sono un pò scossa. E non lo nascondo».

Parlando con i giornalisti, ha quindi respinto l'ipotesi che quella del Tribunale sia stata una sentenza politica, visto che l'incriminazione le costò la rinuncia all'investitura come candidata alla guida della Regione Sardegna per il centrosinistra dopo il successo ottenuto alle primarie. «L'avermi messa ad affrontare in solitudine questo processo rispetto agli altri trenta miei colleghi credo che abbia dei profili di dubitabilità importanti - ha argomentato - Non penso a un complotto, ma voglio ricordare a tutti voi che mi sono addormentata il 30 settembre 2013 alle due del mattino come candidata alla presidenza della Regione e alle 8 del mattino dell'1 ottobre avevo l'avviso di garanzia in casa. E non ho null'altro da aggiungere». In appello sarò ancora battaglia.

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