Romani come noi/ La storia di Flavia: «Così ho sconfitto i miei bulletti e sono rinata»

Flavia adesso li chiama «i miei bulletti», ora finalmente le sembrano piccoli così. «Qualcuno ha fatto una finaccia». Il bulletto delle elementari l'ha incontrato l'altro giorno, alla stazione di Acilia, picchiava un altro ragazzo, gli ha spaccato la faccia. E davanti a quel sangue, «mi è salita una sensazione di ansia, di pericolo». Poteva finire così anche a lei, non si fosse ribellata. Adesso è Flavia ad aiutare gli altri ragazzi, va in giro per le scuole, da vittima a testimonial della campagna contro il bullismo della polizia postale. «Parlate, ragazzi. Da soli non potete mai farcela». Flavia Rizza, diciannove anni di Dragoncello, vicino Acilia, ora non si sente più «sbagliata e sola».



Cosa diresti a questi ragazzi, oggi?
«Gli direi che il male che mi hanno fatto non lo augurerei nemmeno a loro, nemmeno se fossero i miei peggiori nemici».

Quando hanno cominciato a perseguitarti?
«Alle elementari c'era un bambino che mi spezzava le matite, mi strappava i quaderni e mi picchiava. Alle medie è andata peggio, il bulletto delle elementari si era coalizzato con il capo dei ripetenti. All'uscita di scuola mi spingevano giù dal marciapiede, in mezzo alla strada, quando passavano le macchine. Avevo sviluppato riflessi pazzeschi per risollevarmi, prendere lo zaino e scappare. La cosa che mi faceva più male era che gli altri stavano a guardare. Mi dicevano puzzi, hai i pidocchi, nessuno vuole stare accanto a te. In seconda media due compagne hanno fatto girare una mia foto su facebook. Mi prendevano in giro per il mio sedere grosso, sotto c'era scritto: Balena, ridacci Pinocchio».

Era un problema per te essere grassottella?
«Fino a 6 anni ero normale, ma a 13 pesavo 100 chili. Ho scoperto solo dopo che era colpa di una malattia, soffro di iperinsulinismo in forma genetica. Sono stata operata allo stomaco due volte e ho perso 30 chili. Alle medie sapevo di essere cicciotella, ma quando mi guardavo allo specchio non mi vedevo diversa dagli altri bambini. Sono stati gli altri a farmi sentire diversa».

Hai parlato con qualcuno di quello che ti facevano a scuola?
«Sì, con gli altri compagni e le insegnanti delle medie. C'è stata anche una riunione in classe e un'altra tra i genitori. Alcuni genitori dicevano: sono ragazzate. I bulletti dicevano: scherzavamo. Poi mi sono iscritta al liceo delle Scienze umane ad Ostia. Speravo andasse meglio, ma dopo due settimane hanno fatto un altro profilo falso su fb per prendermi in giro».

Quando è cambiata la tua vita?
«Il 17 aprile 2015, facevo il terzo liceo e con la mia classe ho partecipato a un incontro con la polizia postale sul bullismo. Ho scritto un messaggio sulla pagina della campagna, raccontavo di essere una vittima. Mi hanno contattata e poi mi hanno chiesto di fare da testimonial per la campagna contro il cyberbullismo. Adesso vado nelle scuole a parlare con gli studenti. Ripeto sempre: parlate ragazzi, a questa età pensi che puoi farcela da solo e non è così».

Ti hanno mai chiesto scusa?
«Nessuno. Solo scuse finte perché erano costretti a farlo. Un genitore è venuto a chiedermi scusa per il figlio. Io gli ho risposto: le vorrei da lui».

Come ti senti adesso?
«Ho i miei amici, sono iscritta a Lettere alla Sapienza. Da 4 anni faccio teatro, mi ha aiutato ad aprirmi. Il mio corpo sta cambiando, ma ancora devo perdere 15 chili».

Hai un ragazzo?
«Stendiamo un velo pietoso. Ma sto bene, esco con le mie amiche. Io sono andata avanti. I miei bulletti non mi pare».

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