Etruria, indagato Pierluigi Boschi: opposizioni all'attacco del Pd. Il pm di Arezzo si difende

Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, Roberto Rossi, nella bufera. Dopo l'audizione in Parlamento del procuratore davanti alla commissione d'inchiesta sulle banche, che giovedì scorso ha delineato l'estraneità di Pierluigi Boschi alle indagini sul crac, un articolo pubblicato dalla Verità ha ricordato che il padre del ministro Maria Elena Boschi è tuttora sotto inchiesta, insieme ai membri dell'ultimo cda, per falso in prospetto in relazione all'emissione nel 2013 dei bond subordinati Etruria. In breve, quelli collocati presso i risparmiatori che hanno poi visto volatilizzare i propri risparmi.

Oggi il presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Pier Ferdinando Casini, ha ricevuto una lettera (ecco il testo integrale) dal Procuratore della Repubblica di Arezzo in cui spiega la sua posizione in merito al caso del padre di Maria Elena Boschi. 

Nella lettera il magistrato sottolinea di aver risposto «a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione», spiegando di aver «chiarito che l'esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null'altro mi è stato chiesto in merito».

In particolare, Rossi ha ricordato di aver risposto sulla posizione di Pier Luigi Boschi precisando che non è tra gli ex del cda Etruria rinviati a giudizio, ma di aver annuito quando gli è stato chiesto se lui e altri potrebbero essere indagati.

«Tutto quello che avevo da dire l'ho detto in commissione giovedì scorso», ha poi aggiunto Rossi circa le ultime indiscrezioni sul fascicolo aperto in procura per indagare sul cda di Banca Etruria, presieduto da Giuseppe Fornasari e di cui faceva parte Boschi. Tutto sarebbe partito dalle sanzioni da 2,7 milioni di euro elevate da Consob a settembre agli amministratori, sanzioni per le quali sono già scattati i ricorsi.

La lettera di Rossi «fornisce una risposta chiara ed esauriente», afferma in una nota Casini in merito al caso del padre di Maria Elena Boschi precisando che «tutto il resto afferisce ai giudizi politici che ciascun Gruppo ha il diritto di formulare». La lettera «chiarisce quello che avevo bisogno di chiarire. Adesso ho capito», ha detto Casini precisando che domani nell'Ufficio di Presidenza si parlerà comunque dell'eventualità di richiamare il pm davanti alla commissione.

Casini ha quindi confermato che le autorità di vigilanza e il ministro dell'Economia saranno auditi dalla commissione di inchiesta sulle banche tra la fine della settimana prossima e l'inizio di quella successiva. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, sarà audito giovedì prossimo 14 dicembre, il governatore di Bankitalia Ignazio Visco il 15 dicembre e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, arriverà in commissione il 18 o il 19 dicembre.


La notizia dell'indagine oggi ha scatenato l'opposizione. «Ormai quella gente non ha più alcuna credibilità. Faccia una cosa: rinunci a voler governare ancora questo Paese. La loro parola a livello nazionale e internazionale non vale niente più», ha dettoi l leader 5 stelle Luigi Di Maio. «Volevano le scuse qualche giorno fa e adesso scopriamo che questa gente è ancora più coinvolta di prima. Sono persone che hanno utilizzato lo Stato per gli affari loro. Adesso - ha proseguito il leader M5S - è arrivato il momento di cominciare a governare per i cittadini». «Noi saremo la prima forza politica la sera delle elezioni. Chiederemo l'incarico di governo e cominceremo a restituire i soldi ai risparmiatori», ha promesso Di Maio.

«Il Pd prima usa le banche per coltivare potere e clientele. Poi, quando le ha definitivamente scassate, lascia sul lastrico i risparmiatori. Succedeva con la nomenclatura ex Ds prima di Renzi (vedi Montepaschi) ed è successo anche dopo (vedi Banca Etruria e non solo). In questi giorni si è cercato di far credere (come se gli italiani fossero scemi) che Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena Boschi, fosse quasi un passante dalle parti della banchetta del giglio tragico. Adesso sappiamo che papà Boschi è di nuovo indagato per falso in prospetto e accesso abusivo al credito assieme a tutto il cda 2011-2014 (lui poi divenne addirittura vicepresidente di Etruria dal maggio 2014, guarda caso due mesi dopo che la figlia era stata nominata ministro. Altro che passante?)». È quanto si legge in un post del M5S sul blog di Beppe Grillo.

«Come Lega chiederemo un'ispezione in Procura ad Arezzo. Comunque è incredibile, di fronte a questa vicenda, che la Boschi sia ancora al governo», ha affermato in una nota il segretario della Lega Matteo Salvini.

«Al di là dell'arroganza mostrata dal Pd nei riguardi del parlamento, il sottosegretario Maria Elena Boschi per ragioni di opportunità politica non dovrebbe trarne dovute conclusioni, le stesse che in questi anni ha chiesto per altri con il ditino alzato?», ha scritto su Twitter Miguel Gotor, senatore di Mdp.

«Ce le ricordiamo benissimo le esternazioni da parte dei renziani nei giorni scorsi, subito dopo l'audizione in commissione Banche da parte del procuratore di Arezzo che sembravano scagionare papà Boschi da ogni ulteriore coinvolgimento nella vicenda Banca Etruria. Vogliamo ascoltare cosa hanno da dire oggi gli stessi soloni che ieri esultavano», ha affermato il deputato del M5S in commissione Finanze Alessio Villarosa.

«L'omissione da parte del procuratore di Arezzo Roberto Rossi è solo l'ultimo degli episodi inquietanti che circondano la vicenda di Banca Etruria. Nei giorni scorsi c'è anche, chi, proprio a seguito dell'audizione in commissione Banche del procuratore Rossi, aveva cercato di far credere che Pier Luigi Boschi avesse un ruolo del tutto marginale rispetto alla vicenda di una banca che ha palesato il conflitto d'interessi del Pd», ha detto il deputato Carlo Sibilia, capogruppo in commissione Finanze del MoVimento 5 Stelle. «Prima hanno usato l'istituto e poi, quando la nave ha cominciato a scricchiolare, l'hanno abbandonata lasciando i risparmiatori a bordo», ha concluso.

«Su BancaEtruria continuano ad emergere episodi inquietanti. Vogliamo giustizia per i risparmiatori e ancora aspettiamo le querele della Boschi a DeBortoli», ha scritto su Twitter il deputato del MoVimento 5 Stelle Danilo Toninelli.

«L'insistenza di fare confusione su Banca Etruria nasconde l'obiettivo di non parlare dei veri problemi delle Banche. I 5 Stelle sono incompetenti e non conoscono regole e leggi. Il pm Rossi in Commissione ha descritto i fatti, i documenti e le ragioni per le quali non è stato chiesto il rinvio a giudizio di Boschi per bancarotta. Rossi ha anche spiegato il perché: i crediti deteriorati che sono alla base del crack di Banca Etruria sono datati 2007/2010 quando Boschi non era nel suo Cda e perché Boschi non mai ha dato il via libera all'erogazione di crediti deteriorati, che
poi non sono stati rimborsati. Su questo è stato audito il pm Rossi in Commissione Banche. Ai 5 stelle interessa solo la famiglia Boschi. A noi interessano le famiglie italiane. Noi non facciamo polemiche, pretendiamo la verità. I risparmiatori hanno bisogno di questo». E' la replica in una nota Franco Vazio, parlamentare Pd e componente della Commissione d'inchiesta sulle banche.

 

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain