Congo, la Chiesa denuncia disordini e sangue alla marcia della pace per nuove elezioni

Città del Vaticano La Chiesa in Congo dopo i disordini della fine dell'anno non arretra e continua ad appoggiare coloro che chiedono al governo di Joseph Kabila (al potere dal 2001 e succeduto al padre dopo il suo assassinio) di indire elezioni trasparenti in un tempo ragionevole, mentre si moltiplicano in tutto il territorio le intimidazioni. Anche diversi giornalisti sono stati minacciati pesantemente.

Papa Francesco avrebbe tanto voluto visitare il Paese africano ma finora le condizioni non lo hanno permesso.

I problemi si sono acuiti  quando nei giorni scorsi è stata organizzata dai cattolici congolesi, con la benedizione dei vescovi, una manifestazione che è stata repressa nel sangue dalla polizia che, secondo diversi testimoni, avrebbe fatto irruzione persino in alcune chiese durante la messa domenicale, sparando candelotti lacrimogeni. «La promozione della giustizia  sociale e della difesa dei diritti civili e politici dei  cittadini è parte integrante della Dottrina Sociale della  Chiesa» ha ribadito la nunziatura a Kinshasa in un comunicato. Il bilancio è tragico: otto persone morte, tra cui anche alcuni sacerdoti e140 arresti.

Esponenti dell’opposizione e l’organizzazione Comité Laïc de Coordination avevano promosso per la fine del 2017 una «marcia pacifica» a un anno dalla firma, sotto l’egida dei vescovi, di un accordo che prevedeva di tenere le elezioni presidenziali entro la fine del 2017. Nel corso di tutto il 2017 non sono mancati momenti di forte tensione e di scontri. Più volte le Nazioni Unite hanno denunciato la morte di decine di oppositori in circostanze non chiare.Kabila però non arretra e continua a rimandare le elezioni, l’ultimo rinvio fa riferimento all’anno prossimo.   
 

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