Etruria, scontro sulla convocazione di Ghizzoni in commissione banche. Veto Pd, decisione rinviata

​Posizioni contrapposte in Commissione d'inchiesta sulle banche fra il Pd e il resto dei gruppi politici per la possibile audizione dell'ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni al quale si sarebbe rivolta, secondo la ricostruzione dell'ex direttore del Corriere della sera, Ferruccio De Bortoli, il sottosegretario Maria Elena Boschi per acquisire Banca Etruria e salvarla dal crac.

Al termine di un ufficio di presidenza iniziato alle ore 19 e durato quasi due ore, la decisione sul calendario delle audizioni è slittata a domani, mercoledì. Fuori da Palazzo San Macuto, sede della Commissione, anche un presidio di una trentina di parlamentari cinquestelle che chiedeva l'audizione del manager. Quella di Ghizzoni fa parte dell'ultima serie di audizioni fra cui il governatore di Banca d'Italia Ignazio Visco, il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, visto che incombe lo scioglimento delle camere e la commissione dovrà poi dedicarsi a stendere la relazione finale. Domani, mercoledì alle 18.00, si tornerà a riunirsi quindi l'ufficio di presidenza - secondo quanto hanno spiegato Andrea Augello di Idea e il vice presidente della stessa commissione Renato Brunetta.

«Domani - ha detto quest'ultimo - Casini farà una proposta divisa in 2: un pacchetto su cui c'è consenso che prevede le audizioni di Visco, Vegas, Apponi, Barbagallo e Padoan a cui si aggiunge anche la richiesta di audire Maria Cannata, l'a.d. di Deutch Bank e il vice procuratore della Corte dei Conti. Queste audizioni si svolgeranno entro il 17 dicembre. E poi c'è un secondo pacchetto, con le proposte di tutti i gruppi. Un pacchetto più 'caldò, su cui c'è opinione comune di non porre veti». Brunetta ha precisato che questo secondo pacchetto sarebbe «dedicato a completare le audizioni, con quelle di Consoli o Ghizzoni o di altri. L'obiettivo sarebbe quello di non avere veti e nomi manifestamente impossibili ma nomi utili per arrivare alla verità». In questo gruppo c'è l'ex patron di Popolare Vicenza Gianni Zonin e il presidente della Bce Mario Draghi. Un nome quest'ultimo più volte escluso da Casini e anche dal Pd. E in ballo c'è anche riascoltare nuovamente il procuratore di Arezzo Roberto Rossi per la sua audizione dove aveva confermato, come ha spiegato lui nella lettera di spiegazione «con un cenno di capo» che l'ex viceprewsidente di Etruria Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, fosse indagato per altri reati come falso in prospetto visto che aveva escluso che fosse indagato per bancarotta. E per il candidato premier M5S Luigi Di Maio a diMartedì su La7 «le responsabilità enormi in capo a Renzi e Boschi le accerterà, spero, la commissione di inchiesta sulle banche e la magistratura».

La giornata aveva visto in mattinata l'audizione dell'ex presidente delle good bank nate dalle ceneri di Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche, Un'audizione di tipo tecnico, trascorsa senza particolari polemiche sebbene più volte segretata specie quando si affrontava il tema dei rapporti con la Ue e in particolare la Dg Commissione guidata dalla Vestager. Fu la posizione di Bruxelles infatti che fece naufragare l'ipotesi di un salvataggio tramite lo schema volontario del Fitd e ricorrere in quel 22 novembre 2015 alla risoluzione applicando la Brrd vista l'incombenza del bail in che sarebbe stato molto più doloroso. In quel frangente pesò la mancanza di un precedente dell'azzeramento degli obbligazionisti in Italia e il governo dovette poi ricorrere al meccanismo del ristoro quando oramai si era creato un vulnus nella fiducia di molti risparmiatori e si era avvelenati i rapporti fra il premier Matteo Renzi e la Banca d'Italia.

Certo via Nazionale aveva avvisato del pericolo dell'entrata in vigore del bail in nel 2016 e non nel 2018 (quando sarebbe già scaduti molti bond subordinati) ma la posizione italiana rimase isolata e il parlamento di Roma dovette recepire la direttiva. Gli effetti però non furono evidentemente pienamente intesi dalla politica e la società italiane. Per Nicastro comunque le 4 banche a novembre 2015 erano in una situazione catastrofica frutto di dissennate politiche di credito e occultamento nei bilanci delle perdite. E i commissari avevano potuto fare ben poco, vista la situazione e la rigidità delle norme. Per questo "qualcosa andava fatto" sia per l'arrivo del bail in che per la fuga di depositi che accelerò per poi fermarsi lasciando un passivo di 1 miliardo di euro. Nicastro ha difeso la procedura di vendita a Ubi e Bper per 1 euro che in realtà comprende anche una dote di capitale e garanzie. Prima di loro erano arrivate le offerte di due fondi nominalmente positive ma che in realtà accollavano all'Autorità di risoluzione garanzie per vari miliardi.

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain