Roma, clochard trovato morto dentro lo stadio Flaminio: «E' stato ucciso»

Da arena di gesta olimpiche e primati sportivi a teatro di un omicidio. Sulin Wickrmasingha, il clochard cingalese di 68 anni, trovato morto venerdì mattina all'interno dell'ex infermeria dello Stadio Flaminio abbandonato nel più totale degrado dopo la riconsegna del Coni al Comune, è stato ucciso. Lo ha rivelato l'autopsia eseguita all'istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli. Non una caduta accidentale, dunque, non un malore improvviso o una crisi dovuta a una sbronza eccessiva: qualcuno lo ha colpito a mani nude in piena faccia, con violenza inaudita, e lo ha lasciato a terra agonizzante, fino alla morte.

LA FAVELA
Il pm Stefano Fava procede per omicidio preterintenzionale, è convinto che chi ha picchiato Sulin, da tutti conosciuto come Charlie, non lo volesse ammazzare ma solo fargli del male. Che il delitto sia stato il drammatico epilogo di una delle tante liti tra i desperados che hanno approfittato dell'immobilismo di chi avrebbe dovuto tutelare la struttura, per occupare spalti e gradinate traballanti tirando su baracche e ripari di fortuna. Una morte assurda avvenuta nel gioiello costruito per le Olimpiadi del 60 dagli ingegneri e architetti Pier Luigi e Antonio Nervi e dal 2014 ridotto a favela urbana, a due passi dall'Auditorium Parco della Musica e dagli appartamenti-bene dei Parioli. L'assassino, che da quel giorno ha fatto perdere le sue tracce, sarebbe già stato identificato. Ha le ore contate.

I SOSPETTI
I sospetti sono puntati su un connazionale della vittima che altri inquilini del Flaminio avrebbero sentito discutere con Sulin la sera prima. Un uomo che è già stato ospite delle galere italiane per violenze sui figli minori. Anche lui era uno dei fantasmi accampati nello stadio, i cui buchi nella recinzione e i lucchetti rotti delle cancellate sono stati riparati solamente venerdì pomeriggio, dopo la macabra scoperta.
Quando i vigili urbani del Nae (Nucleo assistenza emarginati) e del II Gruppo la mattina del 2 febbraio erano entrati nell'impianto per accompagnare dei tecnici in un sopralluogo, hanno trovato Sulin nell'ex medicheria, riverso a terra, il volto all'insù, sul pavimento una chiazza di sangue dietro la nuca. Il medico del 118, sulle prime, aveva parlato di «edema polmonare». Ma l'autopsia ha rivelato un'altra verità. Gli agenti hanno portato in caserma 7 persone, romeni e cingalesi, uomini e donne. Con loro nei sopralluoghi precedenti, ne erano stati segnalati almeno altrettanti, tra cui anche inquilini italiani. Segnalazioni puntualmente cadute nel vuoto.

SOLITUDINE
Il corpo di Sulin, intanto, è ancora all'obitorio. Nessuno lo ha reclamato, nessuno ancora lo ha pianto. È stata attivata l'ambasciata dello Sri Lanka perché rintracci i familiari nel suo Paese d'origine. Charlie aveva trovato riparo al Flaminio da circa un anno dopo lo sgombero dai giardini di piazza Mancini. Ogni giorno andava a mangiare alla Mensa della Carità della Salle, nella vicina via del Vignola. Accanto alla sua casetta, lo specchio e la spazzola per pettinarsi e un trolley nero con dentro ben riposte le coperte e la biancheria che gli avevano donato le suore. Un fantasma dimenticato, proprio come il gioiello Flaminio.
 

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