Biotestamento subito in aula al Senato. Lo Ius soli sul binario morto con 87 leggi

Ius soli addio. Come previsto, Matteo Renzi ha deciso di puntare sul biotestamento come ultimo atto della legislatura targata Pd. Per provare ad agganciare, «con una «legge giusta e di civiltà», Campo progressista di Giuliano Pisapia e i radicali di Emma Bonino. E per tentare di conquistare i voti dei laici e dei cattolici affascinati dal pontificato rivoluzionario di papa Francesco.

La resa sullo Ius soli, finito nel calendario del Senato ma senza una data per la discussione, fa storcere il naso a mezzo Pd. Graziano Delrio continua a dire: «Bisogna provarci e ci proveremo». Campo progressista e radicali insistono: non basta il biotestamento, per stringere l'alleanza elettorale con i Dem serve anche la legge sulla cittadinanza per i figli degli stranieri nati in Italia. Tant'è, che già c'è chi parla di nuova rottura a sinistra.
I TIMORI DEL LEADER PD
Renzi però resiste. Per tre motivi. Il primo: stoppare i «giochetti» di chi vorrebbe spingere la legislatura fino a gennaio, facendo evaporare le elezioni a marzo. Il secondo: lo Ius soli è inviso all'opinione pubblica e il leader dem non intende dare un vantaggio al centrodestra in campagna elettorale. «Ci accuserebbero di favorire l'assalto dei migranti». Il terzo motivo: evitare di mettere a rischio il governo. Per il via libera alla legge sulla cittadinanza servirebbe la fiducia e Alternativa popolare di Angelino Alfano ha già detto che non la voterebbe. E non è il caso, come ha suggerito il Quirinale, di rischiare di azzoppare con una crisi Paolo Gentiloni. Il premier, infatti, probabilmente dovrà restare a lungo a palazzo Chigi in regime di prorogatio: i sondaggi dicono che dalle urne non uscirà un vincitore e formare un nuovo governo sarà come sbancare la lotteria. O quasi.

Per capire la partita che si gioca in Senato bisogna cominciare dal calendario. Da qui al 22 dicembre, probabile ultimo giorno della legislatura targata Pd, l'aula di palazzo Madama lavorerà per 6-7 giorni. E prima di Natale, oltre al biotestamento, il Senato deve varare il nuovo regolamento, votare i giudici della Corte dei conti, ascoltare (mercoledì 13) le comunicazioni di Gentiloni in vista del Consiglio europeo e dare il via libera definitivo alla legge di bilancio dopo le correzioni apportate dalla Camera. In più, se si aprisse qualche finestra, sono il lista d'attesa le leggi sui testimoni di giustizia, sugli orfani dei femminicidi e contro la propaganda jihadista. «Il tempo è ridottissimo, le cose da fare sono tante e noi dobbiamo fare prestissimo», dice il renziano Andrea Marcucci.

Da qui la decisione del blitz. Il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, ha chiesto e ottenuto di portare subito in Aula il biotestamento. Ed è riuscito a fissare un calendario rigidissimo, con seduta martedì prossimo dalle 9 del mattino alle dieci di sera. Perché se è vero che per la legge sul fine via c'è una larga maggioranza (180 voti circa, compresi Cinquestelle e LeU), è anche vero che parte di Ap («daremo libertà di coscienza»), la Lega («è l'anticamera dell'eutanasia») e cattolici tradizionalisti guidati da Quagliariello, annunciano «opposizione durissima». Su una linea mediana Forza Italia: voterà no, ma non si metterà di traverso.

E' GIÀ OSTRUZIONISMO
Già ieri c'è stata una prima schermaglia: il centrodestra ha tentato (invano) di ribaltare il calendario proposto da Zanda. In più, a causa di interventi-fiume, è slittato il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. E oggi, quando alle nove scadrà il termine degli emendamenti, sono attese migliaia di proposte di modifica. Numerose a scrutinio segreto. «E se passasse anche un solo emendamento», avverte il ministro dem Andrea Orlando, «si dovrebbe tornare alla Camera spingendo il biotestamento su un binario morto».

Per aggirare e arginare l'ostruzionismo, Zanda conta sui buoni rapporti con Paolo Romani, capogruppo forzista. E sulla collaborazione del presidente del Senato, Pietro Grasso, che però in serata si è preso il merito del blitz irritando il Nazareno. Una triangolazione che porterà all'uso del canguro, lo strumento parlamentare che permette di saltare gli emendamenti. La fiducia è esclusa: il Pd perderebbe i voti dei Cinquestelle. In più, si è detto, Mattarella non vuole far correre rischi a Gentiloni.

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