Bimba morta di malaria/Inspiegabile la trasmissione del virus

Siamo di fronte ad un vero rompicapo, un giallo con triste fine ma senza soluzioni finali, un caso più unico che raro. Secondo le cronache, pare che siano passati 30 anni da quando era avvenuto un altro caso di morte da malaria. 

La storia è ormai circolata su tutti i mass-media: una bambina, Sofia, di 4 anni, che si trovava al mare in Veneto, aveva avuto per qualche giorno una febbre alta con picchi a 40 gradi. La situazione ha indotto i familiari a un ricovero all’ospedale di Trento, dove la sintomatologia è precipitata allo stato di coma per cui è stato necessario un trasferimento a Brescia, dove esiste un’attrezzata unità di terapia intensiva pediatrica anche con specializzazione in malattie tropicali. 

I ricoveri sono stati inutili e la bimba è purtroppo morta con diagnosi di malaria. Si tratta evidentemente di una forma di malaria cerebrale, ma delle forme più gravi, che è presente nei Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, in Asia e in America del Sud. Si stima che la malaria colpisca 500 milioni di persone, causando la morte di circa tre milioni di queste ogni anno. Se questo appartiene al mondo in via di sviluppo, nei Paesi industriali la malaria è molto rara ed è perciò difficile capire che cosa sia successo alla piccola Sofia. 
Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità e di altre importanti istituzioni di infettivologia, che hanno fatto dichiarazioni, hanno manifestato sorpresa ed incredulità sottolineando che la zanzara responsabile della forma più grave della malaria – nota con il nome di terzana maligna a causa della periodicità della febbre – il Plasmodium Falciparum non esiste in Italia, anche se era endemico in molte aree del Lazio e della Sardegna prima delle bonifiche dell’inizio del Novecento. D’altra parte la puntura di questo tipo di zanzare è indispensabile per sviluppare la malattia, ma non risulta che la bimba sia stata punta. 
La trasmissione della malattia può avvenire anche per via ematica, cioè attraverso il sangue; ma anche questa possibile causa è stata esclusa.
La famiglia non era stata in Paesi sospetti di avere casi di malaria. Si è invocata la possibilità di infezione ospedaliera perché la bimba era stata ricoverata in precedenza all’ospedale di Portogruaro e di Trento per un possibile esordio di diabete infantile. A Trento in un’altra stanza erano presenti due bambini affetti da malaria guariti. Ma anche questo accostamento non si capisce come possa avere un rapporto di causa ed effetto. Per spiegare il caso, che certamente sarà oggetto di altri studi nei prossimi giorni, una possibilità prospettata dall’infettivologo di Brescia, Giampiero Carosi, è che «una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari dopo un viaggio, e poi abbia trasmesso il plasmodio, l’agente infettante, alla bambina».
Se questa fosse la vera ragione, la probabilità che possa ripetersi è infinitamente bassa e perciò qualsiasi allarme è ingiustificato. Un’altra possibilità, forse più probabile, è che la zanzara sia giunta da noi con bagagli o merci e poi sia stata in grado di infettare. 
L’unica lezione che se ne può trarre è che con la globalizzazione dei viaggi e delle merci, può essere utile rinverdire nell’ambiente medico, le conoscenze riguardanti diagnosi e trattamenti non solo per la malaria ma anche per molte altre malattie tropicali trasmissibili.

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