Bertolaso: «Chi mi ha massacrato adesso chieda scusa ai terremotati senza casa»

«Chi mi ha attaccato, massacrato, dovrebbe chiedere scusa agli italiani, perché ad andarci di mezzo in queste vicende assurde e allucinanti è stato il Paese, gli abitanti dei Comuni terremotati che vivono fuori dalle loro case, o in casette di legno neanche sufficienti per tutti dove ci piove dentro e fa freddo con la neve. Il processo contro Guido Bertolaso non sarebbe neanche dovuto cominciare. Questi sono i risultati di un comportamento ingiusto e ingiustificabile». È l'ora di cena in casa Bertolaso e si sente l'allegria della tavolata in famiglia. «Assolto. Assolto perché il fatto non sussiste», scrive l'ex capo della Protezione civile su facebook. «Nonostante la richiesta di prescrizione. Questo vale una doppia assoluzione».
Non bastava prescrivere il reato?
«Ho imparato sulla mia pelle che l'art. 149 del codice penale dice che di fronte a una richiesta di prescrizione il tribunale può assolvere una persona ma non perché le prove non sono sufficienti o c'è qualche dubbio, solo se c'è l'assoluta certezza dell'innocenza. Quindi il tribunale aveva davanti a sé un'autostrada, dire il reato è prescritto, e una strada in salita, assolvermi perché il fatto non sussiste. Onore al merito ai giudici del tribunale di Roma. Forse qualcuno in campagna elettorale dovrebbe anche decidersi a parlare di giustizia e comprendere i disagi dei magistrati».
Lei ha vissuto una gogna di 8 anni. Nessun rammarico per non aver concluso il lavoro?
«Sono stati anni di grande difficoltà, vissuti con serenità da me e dalla mia famiglia, che mi è stata vicinissima. Ho fatto il medico in Africa (contro Ebola, ndr), abbiamo reagito. Rammarico? Il mio tempo dopo dieci anni alla Protezione civile era finito. Nel 2010 avevo già fatto domanda di prepensionamento e di fare volontariato con un'organizzazione di medici cattolici. Altre sono le conseguenze sul sistema di protezione civile Chi mi ha voluto massacrare, tramite me ha massacrato la Protezione civile. La riforma adottata sotto il governo Monti ha distrutto la mia' protezione civile. Così hanno demolito una delle poche realtà italiane invidiate in tutto il mondo».
Questa non è la sua prima assoluzione
«Sono stato assolto per il sisma dell'Aquila, sebbene avessimo rinunciato a tutti i testi della difesa per evitare la prescrizione, siamo andati solo con i testi dell'accusa. Perché il fatto non sussisteva, come adesso. Archiviata anche l'accusa di avere spartito illecitamente i rifiuti a Napoli. E quella per aver fatto troppi cessi' chimici per i terremotati dell'Aquila: secondo qualcuno per fare la pipì di notte dovevano fare la coda sotto la neve».
Che Paese è l'Italia?
«Un Paese a macchia di leopardo, a geometria variabile, bipolare per usare un termine della neuropsichiatria. Ma chi fa il proprio dovere, anche se per un certo periodo deve pagare, alla fine si vede riconosciuti i meriti Ora mi chiedono in molti di andare a aiutare in situazioni difficili. A metà del mese partirà il primo programma di pronto soccorso 118' mai realizzato in Africa, nella Sierra Leone, disegnato, preparato e proposto da me».
Tornerà in politica?
«Non ci penso per niente».
E nelle istituzioni?
«Le istituzioni le ho lasciate, c'è tempo per ogni attività. Il tempo è dei giovani, che spero siano in grado di raccogliere questo patrimonio di passione, competenza, entusiasmo e voglia di non guardare in faccia nessuno e fare il proprio dovere».
La sua famiglia?
«È stata la mia salvezza, la mia colonna portante. Mi hanno sostenuto, mi hanno rimproverato quando ho avuto qualche momento di sbandamento, mi hanno coccolato, hanno sofferto anche più di me. E hanno dimostrato, mia moglie e le mie due figlie, che le donne hanno più attributi di noi uomini».
Su Facebook ha scritto: Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. E poi vinci. C'è stato un disegno politico contro di lei?
«Non lo escludo e lo possiamo sospettare. Ma in mancanza di prove certe, non possiamo dirlo. Comunque, quelli che hanno provato a farmi fuori questa sera si guardino allo specchio e chiedano scusa».
Marco Ventura
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