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Abruzzo

Veleni di Bussi, scontro al processo
tra Montedison e Solvay
Chiodi rassicura, Sel lo attacca

PER APPROFONDIRE tagbussi, veleni, montedison, solvay, chiodi, processo

CHIETI - Ancora veleni, ma stavolta tra Montedison e Solvay. È stata rigettata infatti in Corte d'Assise, dove si svolge il processo a porte chiuse, la richiesta della Montedison di escludere la Solvay come parte civile nel processo che si è aperto per stabilire le responsabilità sulla mega discarica di rifiuti tossici di Bussi (Pescara).

La richiesta della Montedison di tirar fuori la Solvay dagli accusatori è stata motivata, come ha spiegato uno degli avvocati di parte civile per Codici Gaetano Di Tommaso presente in aula «dal fatto che nei giorni scorsi è stata presentata la chiusura delle indagini per 7 dirigenti della Solvay per la tranche bis dell'inchiesta».

L'udienza si è svolta a porte chiuse e la decisione di non modificare lo status giuridico della Solvay è stata presa dal collegio presieduto dal presidente Geremia Spiniello. Prossima udienza il 4 aprile, mentre spetterà alla Corte d'Appello dell'Aquila l'8 aprile decidere sulla ricusazione di Spiniello chiesta dai legali della difesa in merito ad alcune sue dichiarazione nelle quali il magistrato si augurava un processo rapido e nell'interesse dei cittadini.

LA POLITICA - «L'Abruzzo non è la Terra dei Fuochi, magari lo è stato in passato ma non ora». Lo ha affermato il presidente della Regione, Gianni Chiodi, nel corso di un convegno a Pescara, dove è arrivato dopo la conferenza stampa a Bussi. Il governatore ha criticato le notizie circolate in questi giorni secondo cui l'acqua sarebbe ancora contaminata, ribadendo che «l'acqua è ottima dal 2007», ed ha spiegato di aver suggerito agli operatori di avanzare richieste di risarcimento per i danni subiti, considerato che «sono tante le disdette dal punto di vista turistico».

Per quanto riguarda le operazioni di bonifica Chiodi ha detto di aver parlato poco prima dell'insediamento del nuovo Governo Renzi con l'ex ministro dell'Ambiente Orlando per lamentarsi «dei ritardi del Governo nell'erogazione dei 50 milioni di euro necessari per avviare la bonifica ai fini della sola reindustrializzazione dell'ex sito».

IL CONTRATTACCO - «C'è da rimanere allibiti dalla sottovalutazione degli effetti provocati dalla discarica di Bussi. Occorre che il Governo capisca che insieme alla Terra dei Fuochi e a Taranto, il sito di Bussi è una gravissima emergenza nazionale che attenta alla salute di centinaia di migliaia di cittadini innocenti e per troppi anni tenuti all'oscuro di quanto era successo», lo dice il deputato pescarese di Sel Gianni Melilla, il quale spiega che «appena eletto parlamentare nello scorso marzo 2013 ho presentato 6 interrogazioni (praticamente una ogni mese) sulla gravissima situazione derivante dalla mancata bonifica della discarica di Bussi, e dai ritardi intollerabili nel risanamento del bacino del fiume Aterno Pescara per il quale c'è da anni un commissario governativo il cui operato è sconsolante. Sono intervenuto ripetutamente in Aula per sollecitare una risposta del Governo che sinora non c'è stata, ho chiesto ripetutamente un intervento per utilizzare rapidamente i primi 50 milioni di euro stanziati per la bonifica e la reindustrializzazione del sito di Bussi e prevedere di stanziarne altre centinaia di milioni di euro subito vista la portata del disastro ambientale provocato per decenni da industriali senza scrupoli che per i loro profitti non hanno esitato a interrare e »nascondere« veleni e rifiuti tossici di ogni tipo».

IL SINDACO E IL "COMPLOTTO" - «Siamo nel mirino forse perchè a qualcuno non va bene il progetto di bonifica e reindustrializzazione» che coinvolge comune, ministero e Solvay. Non usa mezzi termini il sindaco del comune dove c'è la mega discarica di rifiuti tossici, Salvatore La Gatta, per quella che chiama «operazione verità» sui fatti che hanno portato il comune sulle cronache nazionali. «Il paese ha sacrificato salute e vita. Non ci sto a fare infangare i cittadini accusandoci di omertà e inquinamento».

Il sindaco di Bussi si domanda quindi perchè oggi. «Uno - spiega in conferenza stampa con il presidente della regione Gianni Chiodi e il commissario del bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio - perchè sta entrando nel vivo il processo, l'altro secondo perchè il comune di Bussi sta arrivando a definire la reindustrializzazione del sito che può essere realizzata soltanto con la bonifica e la messa in sicurezza». Il primo cittadino difende il nome della sua città. «Quando si parla dell'Ilva di Taranto si dice che l'Ilva inquina, di Marghera si parla di Montedison a Spinetta di Solvay ma - ha detto La Gatta - per noi il titolo sui quotidiani è stato che Bussi inquina le acque».

«La verità è che nel 2007 a seguito di analisi del Wwf e di Rifondazione Comunista - ha riferito il sindaco di Bussi - i pozzi di Colle Sant'Angelo erano inquinati e che l'inquinamento era riconducibile al sito industriale. I pozzi vennero chiusi e il comune si rese disponibile ad ospitare un pozzo di emergenza all'ingresso del paese e poi sulla montagna. Oggi eroghiamo mille litri al secondo di acqua purissima. Il problema dell'inquinamento risale quindi a otto anni fa».

Venerdì 28 Marzo 2014 - 17:02
Ultimo aggiornamento: -
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