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Abruzzo

L'Aquila, le battaglie di Di Paolo
il dj che faceva vibrare l'anima

Personaggio controverso e tormentato, ha rappresentato un punto di riferimento per la vita sociale della città

PER APPROFONDIRE tagaquila, di paolo, dj, guru
di Stefano Dascoli
L'AQUILA - Tra le centinaia di messaggi postati sulla sua bacheca Facebook, in poche ore divenuta uno di quei moderni sacrari a cui ormai tutti siamo abituati quando c’è una tragedia, ce n’è uno che, forse, fa male più degli altri.

È di Leo e Mariella, la coppia di sposi che per ultima, l’altra notte, aveva scelto la colonna sonora di Enrico per brindare al matrimonio e al nuovo anno: «Ci siamo salutati questa mattina alle 2.30... stavi festeggiando con noi... non avrei mai creduto che il nostro sarebbe stato un addio».

E invece sì, il Guru se n’è andato. È finito con lo spettacolo, come i più grandi. «È l’entusiasmo che ancora oggi ci metto nel mio lavoro, è la voglia di imparare cose nuove, di cimentarmi con sfide diverse quello che ancora oggi mi fa essere e fare il dj» aveva scritto su Facebook a inizio dicembre in quello che oggi è un triste «testamento».

Enrico Di Paolo è stato un personaggio centrale nella vita sociale dell’Aquila: controverso e tormentato, ha legato il suo nome a migliaia di iniziative «culturali», come amava definirle, nonché a battaglie politiche in difesa degli spazi per i giovani e contro le droghe («Il nuovo sballo del 2000 sarà l’assoluta lucidità» disse), anche se è stato accusato di spaccio e ha impiegato dieci anni per dimostrare la sua innocenza. Enrico era amatissimo perché era uno schietto e generoso, che parlava con il cuore, che credeva fermamente nell’amicizia, che ci metteva la faccia quando serviva e che non si tirava mai indietro.

La vita, con lui, è stata spesso ingenerosa. Ma non si è mai abbandonato alle tante difficoltà che ha incontrato sul suo cammino. «Un dj - come scrisse un giornalista - che la musica, quando la mette, la fa, la crea, la compone... pezzi di una sinfonia che ti sta dentro per ore. Uno di quei dj che ti fanno vibrare l’anima e accendere il cuore».

Negli ultimi tempi si sentiva ferito e tradito dalla sua città. Dal suo ambiente, che spesso lo ha rinnegato e osteggiato, da chi ha reciso l’ultimo cordone con L’Aquila rubandogli 30 mila vinili dal container di Preturo scelto come riparo per il suo «tesoro» dopo il sisma. E poi era addolorato, Enrico, perché nulla è stato come prima da quando se n’è andato Fabrizio.

Di lui resta quell’immagine sorniona e rassicurante che ha segnato la giovinezza di migliaia di persone. Ragazzi e adulti. Perché, come diceva sempre, «Ci vuole molto tempo per diventare giovani».
Giovedì 02 Gennaio 2014 - 11:07
Ultimo aggiornamento: 11:10
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